
Come si è anticipato in precedente intervento, si inizia ad evidenziare ora alcuni importanti e particolari aspetti che hanno fatto parte integrante della storia meridionale fino al 1700, con particolare riguardo alla Campania. Lo stesso si farà successivamente per le altrettanto rilevanti quanto affascinanti vicende che hanno segnato il paesaggio e l’agricoltura meridionali.
In una breve panoramica, il cammino storico del Sud parte dall’insediamento dei primi popoli e dalla Magna Grecia, passa per l’integrazione nell’Impero Romano e le invasioni barbariche che divisero il territorio, fino alla conquista normanna che riunificò gran parte della regione sotto il Regno di Sicilia. Dopo la frammentazione in Regno di Napoli e Regno di Sicilia, i due regni vennero uniti nel Regno delle Due Sicilie nel 1816, fino all’annessione al Regno d’Italia nel 1861.
E’ questo il momento cui per lo più gli storici si riferiscono come inizio della questione meridionale. Tale questione, sarebbe infatti sorto come “problema” con l’unificazione italiana ma investe, in realtà, l’intera vicenda storica del Mezzogiorno che, già ricco e progredito nell’antichità, conobbe poi un lungo, doloroso arresto di sviluppo civile ed economico. Secondo questa visuale, perciò, complessi e travagliati avvenimenti politici e militari sono stati i l’elemento cardine di una crisi secolare che riporta la critica assai indietro nella storia.
Nel IV sec. a.C.si chiude l’età splendida della colonizzazione greca, un’età che aveva vissuto un’epoca d’oro della colonizzazione greca nel Sud Italia, nota come Magna Grecia, tra l’VIII e il VI secolo a.C. In questo periodo i greci provenienti da varie città fondarono numerose poleis (città-stato) per superare i problemi di sovrappopolamento e carenza di risorse nella loro patria. Nascono e fioriscono così centri importanti come Siracusa, Sibari, Crotone e Taranto, che divengono ricchi centri commerciali, culturali e politici, in cui i Greci fondano vere e proprie colonie di popolamento, sviluppando l’agricoltura, il commercio e la produzione manifatturiera e influenzando profondamente le popolazioni locali.
Coloni corinzi fondarono Siracusa e Selinunte, i Dori di Rodi Gela e Agrigento. Nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. i Greci arrivarono in Campania e vi fondarono fiorenti colonie o, più semplicemente, ampliarono insediamenti già esistenti.
A Ischia fondarono Pithecusa, sulla costa della penisola Cuma, Ercolano, Pompei, Partenope (l’odierna Napoli) e Posidonia, che in epoca romana diverrà Paestum.
Per ciò che concerne Partenope, questo insediamento, dalla fine del VII secolo a.C. e nel corso del VI secolo a.C., fece registrare un progressivo incremento delle attività, attestato da un numero di reperti significativamente superiore a quello finora riscontrato in altri insediamenti cumani come Pozzuoli o Miseno, con qualità e varietà comparabili a quelle di Cuma. Quest’ultima, altrettanto fiorente colonia, non potè ad un certo punto più trascurare la necessità di dominare il porto di Partenope, assurto ad interesse commerciale di gran lunga superiore a quelli di Sorrento, Pompei ed Ercolano.
Temendo dunque che la propria egemonia fosse minacciata, i Cumani decisero attorno al 530 a.C. di «distruggere» Partenope, cioè di oscurarne la centralità e ridimensionarne il ruolo politico e culturale. Il processo fu accelerato nel 474 a.C. quando gli Etruschi subirono una grave sconfitta navale per mano della flotta siracusana presso Cuma. Questa battaglia segnò la fine del loro dominio marittimo e del controllo sul Mar Tirreno, portando a un declino della loro potenza economica e geopolitica. Le conseguenze di questo evento permisero alle città greche di consolidare il loro potere e crearono le condizioni favorevoli per l’ascesa di Roma. Nasce così presso Partenope, ad opera dei Cumani, Neapolis, distaccando questo nuovo insediamento dal piccolo centro preesistente, Palepoli (“città vecchia” in contrapposizione alla “nuova”).
Pare che il nome originale della Campania fosse “Oscor” o “Opicia“, ovvero “Terra degli Osci”, la prima popolazione che frequentò il territorio. Altri invece lo fanno derivare da una storpiatura di “Capuani“: l’antica Terra di Lavoro era infatti identificata con i territori di Capua. Quel che è certo è che i latini nei tempi seguenti la soprannominarono “Campania Felix”, indicando immediatamente la fertilità della terra e il clima eccezionale anche grazie al fiume Volturno e all’attività vulcanica.
Quanto alle popolazioni via via insediatesi, in epoca pre-romana, nelle zone tra il Sannio, la Campania e fino ai confini della Calabria, gli Osci occupavano un posto peculiare. Di stirpe indoeuropea, appartenevano al ramo osco-umbro, un vasto insieme di genti che popolavano l’Italia centro-meridionale prima ancora che Roma imponesse il suo dominio. La loro terra d’origine era l’Opicia, una regione che si estendeva nell’entroterra del Golfo di Napoli, con centri come Alife, Atella, Pompei ed Ercolano, fondate da genti osche nei secoli precedenti alla conquista romana.
Col tempo, la loro identità cominciò a confondersi con quella dei Sanniti, popolo affine che li inglobò nel V secolo avanti Cristo. Da allora, furono compartecipi della grande epopea delle Guerre sannitiche che opposero la resistenza italica all’avanzata di Roma. Gli Osci, pur vinti, non scomparvero all’improvviso: la loro cultura sopravvisse a lungo, intrecciandosi a quella romana e fondendo tradizioni che si sarebbero propagate nei secoli. La loro lingua, l’osco, rimase in uso fino al I secolo avanti Cristo e in alcuni casi anche oltre, come attestano graffiti ritrovati a Pompei, testimonianza preziosa di un idioma che si estinse solo dopo essere penetrato nelle strade e nei mercati della Campania romana.
Intanto, all’interno, nella parte centro-settentrionale, gli Etruschi occupavano un’ampia fetta di territorio. In breve tempo organizzarono i loro insediamenti fondando una federazione di dodici città, chiamata Dodecapoli, confederazione di dodici città della Campania che costituivano una lega di carattere politico e religioso. Essa includeva Capua (capitale della lega), Nocera, Acerra e Pompei, insieme a altre come Suessula, Ercolano, Sorrento, Castel Volturno, Caiazzo e Calatia.
I Sanniti, popolazione dell’Italia centrale, si stabilirono in Campania nel corso del V secolo a.C., seguiti dai Lucani che, giungendo invece dalla parte meridionale della penisola, occuparono Posidonia, posta a sud della regione.
Accanto agli etruschi e alle altre popolazioni, coesisteva nella regione, relegato nelle campagne in posizione subordinata, l’elemento locale dell’antico ceppo opico, i Campani, gruppo italico di lingua osca che sarebbe disceso dai Sanniti. Esso si stanziò principalmente nella pianura campana. rinfoltito da massicce infiltrazioni di popolazioni sannitiche provenienti dalle montagne dell’interno. I Campani entrarono in conflitto con i centri delle altre culture: eventi chiave furono la conquista di Capua con i Sanniti loro alleati (423 a.C.) e Cuma (421 a.C.), sconfiggendo rispettivamente etruschi e greci. Stretta tra due fuochi, Romani e Sanniti, nel corso della prima guerra sannitica, i Campani decisero di sottomettersi a Roma, la potenza più distante etnicamente parlando, sancendo così una progressiva perdita di indipendenza fino a dissolversi nella latinizzazione del Meridione.
Carmine Strocchia

