Dopo oltre 25 anni dalla pubblicazione del volume che ne ripropose l’idea nell’ormai lontano 2000 — e mentre il dibattito torna a riaffiorare in modo ancora timido e frammentario — l’ipotesi di trasformare il mandamento in una “Città del Baianese” torna a essere discussa pubblicamente, con iniziative che tentano di riportare la decisione al livello dei cittadini e non solo dei tavoli istituzionali.
Sul piano costituzionale e normativo esistono basi chiare per procedere: l’articolo 5 della Costituzione sancisce il principio del riconoscimento e della promozione delle autonomie locali e il Titolo V della Costituzione disciplina il rapporto Stato‑Regioni‑enti locali, lasciando alle Regioni la competenza per istituire nuovi Comuni o modificare denominazioni e confini, previa consultazione delle popolazioni interessate. Queste norme costituiscono il quadro entro cui si può legittimamente avviare un processo di fusione che non sia un semplice consorzio ma la costituzione di un unico Comune.

L’esperienza storica e politica locale è rappresentata da figure come l’On. Stefano Vetrano, che per primo ha proposto l’idea e che resta una voce di riferimento nella memoria collettiva del Baianese. Vetrano, sindaco e deputato, ha incarnato per decenni la tensione verso progetti di riorganizzazione territoriale e di sviluppo locale. Altri intellettuali e promotori culturali — tra cui Pellegrino De Rosa e Napolitano Benedetta, ora della redazione di irpiniattiva.news — hanno ripreso e rielaborato l’idea nel 2000 con il volume omonimo che ha contribuito a fissare il concetto di “Città del Baianese” come progetto di identità e pianificazione territoriale; anche osservatori locali come il prof. Gianni Amodeo, negli anni, hanno rilanciato più volte il tema in chiave culturale e civica, sottolineando come tradizioni e pratiche collettive possano accompagnare un processo di unificazione. Dal punto di vista pratico‑procedurale la legge italiana prevede un iter definito: l’iniziativa può partire dai cittadini (raccolta firme) o dai Consigli comunali; si approvano delibere di avvio, si redige uno studio di fattibilità che valuti vantaggi economici e organizzativi, si sottopone la proposta a referendum consultivo tra le popolazioni interessate, la Regione approva la legge di fusione e infine si apre una fase di transizione con commissario fino alle prime elezioni del nuovo Ente. Questo percorso non è solo teorico: la normativa statale e regionale prevede incentivi economici pluriennali per le fusioni, contributi straordinari commisurati ai trasferimenti spettanti ai Comuni che si fondono e priorità nell’accesso a risorse pubbliche, misure pensate per rendere sostenibile la transizione e per premiare le scelte di razionalizzazione amministrativa.
I numeri concreti rendono evidente la portata dell’operazione: se si unissero Avella (7.436), Baiano (4.374), Mugnano del Cardinale (5.159), Sperone (3.600), Quadrelle (1.861) e Sirignano (2.921), la nuova città conterebbe 25.351 abitanti (dato ISTAT al 01/01/2025), collocandosi come secondo comune più popoloso della provincia di Avellino, dopo Avellino (51.975) e davanti ad Ariano Irpino (20.741), e rappresentando circa il 6,4% della popolazione provinciale. Questi parametri non sono neutri: una popolazione di questa dimensione cambia il peso politico, la capacità di interlocuzione con Regione e Stato e la priorità nell’accesso a programmi e finanziamenti.
La trasformazione da sei amministrazioni a una sola comporterebbe modifiche istituzionali precise: un unico Sindaco con maggiore rappresentatività, un Consiglio comunale composto da 20 consiglieri più il Sindaco (21 membri), la previsione obbligatoria del Presidente del Consiglio comunale per enti sopra i 15.000 abitanti, e una Giunta con il Sindaco e fino a 5 assessori con deleghe specialistiche. Per mitigare il timore di perdita di identità, lo statuto del nuovo Comune potrebbe prevedere consulte territoriali, delegati di zona, uffici decentrati e sportelli per i servizi, strumenti che mantengano viva la rappresentanza delle ex comunità.
I vantaggi economici stimati non sarebbero trascurabili: una riduzione dei costi della macchina amministrativa e delle duplicazioni burocratiche, servizi più efficienti e digitalizzati, maggiore capacità progettuale e una migliore pianificazione urbanistica. Le stime locali indicano un beneficio economico per famiglia tra 150 e 300 euro l’anno e risorse aggiuntive per il territorio stimate in 10–25 milioni di euro in 10 anni, grazie a contributi statali, premialità regionali e maggiori possibilità di attrarre investimenti e fondi europei. Queste cifre, pur indicative, spiegano perché la fusione sia presentata come leva concreta di sviluppo.
Accanto ai vantaggi, però, esistono ostacoli reali e ricorrenti: la resistenza culturale è la più forte. La tendenza dei ceti politici locali a difendere il proprio “orticello” — ruoli, incarichi, centri di potere — ha spesso bloccato processi che, sul piano tecnico, erano percorribili. Paure diffuse riguardano la perdita di identità, la chiusura di uffici comunali, il rischio per posti di lavoro, l’aumento della pressione fiscale e la marginalizzazione delle comunità più piccole. L’esperienza nazionale mostra che molti di questi timori si rivelano infondati se la fusione è accompagnata da regole statutarie che garantiscano rappresentanza territoriale, sportelli decentrati e tutela delle tradizioni; tuttavia la fase di transizione richiede capacità di comunicazione, trasparenza e garanzie concrete per i cittadini.
Sul piano dei finanziamenti europei la fusione non crea automaticamente nuovi canali, ma aumenta la capacità progettuale e la dimensione amministrativa necessaria per partecipare efficacemente a bandi complessi (programmi regionali, PNRR, fondi strutturali e di investimento europei). Un Comune più grande e strutturato può presentare progetti di scala sovracomunale, candidarsi a misure che richiedono capacità di cofinanziamento e gestione e ottenere priorità nelle graduatorie che premiano aggregazioni e progetti integrati. Inoltre, gli incentivi statali alla fusione (contributi straordinari fino a più anni) liberano risorse che possono essere impiegate come cofinanziamento per progetti europei, moltiplicando così l’effetto degli investimenti.
La storia dell’idea, dalle proposte di Vetrano fino al libro di De Rosa e Napolitano (e a “L’Esagono” di Benedetta Napolitano -2002), oltre che alle riproposizioni successive (soprattutto in prossimità delle diverse tornate elettorali), dimostra che la questione non è solo tecnica ma profondamente culturale: servirebbe una spinta dal basso, come le iniziative di informazione, assemblee pubbliche e raccolte di adesioni, Allo stesso tempo, il quadro normativo e gli incentivi economici esistono e sono concreti: non si tratta di un’utopia giuridica ma di una scelta politica e sociale che richiede coraggio, progetto e capacità di mediazione.
In conclusione, la trasformazione del mandamento baianese in una Città del Baianese è percorribile: la Costituzione e le leggi ordinarie la consentono, esistono incentivi economici statali e regionali e i vantaggi in termini di efficienza, capacità progettuale e peso politico sono concreti e misurabili. Ma la sfida decisiva resta culturale: bisogna convincere le comunità e i loro rappresentanti che unire non significa cancellare, bensì rafforzare le identità locali dentro una cornice più ampia di servizi, opportunità e sviluppo.
Al momento, non c’è accordo su niente, neppure sul nome: chi vorrebbe chiamare questa ipotetica città, semplicemente “Città del Baianese”, chi “Città di Abella” (tagliando così fuori, semanticamente, Mugnano del Cardinale e Quadrelle, che da un certo punto in poi hanno una storia più legata a Montevergine) e alla AGP, chi -come il nostro Direttore Responsabile, Antonio De Rosa – ricercando un punto comune, ha proposto invece chiamarla Vallejanus (ovvero, Valle di Giano), da cui deriva anche il toponimo Arciano (Arx Ianui=altura di Giano).
Per adesso, ciò che si è riuscito a fare è stata solo, una cosiddetta Unione dei Comuni del Baianese “Alto Clanis” , con risultati da molti ritenuti poco consistenti.
Prof. Andrea Canonico
L’ESAGONO – Storia e destino comuni dei 6 paesi del comprensorio baianese – [Parte 1]

