Colpo degno di Totò Truffa ’62. Venduto appartamento senza che il vero proprietario ne sapesse nulla. Carabinieri si fingono collaboratori del notaio e arrestano 2 persone
A Napoli, si sa, la fantasia non manca mai. Ma stavolta qualcuno ha davvero esagerato, mettendo in scena una trovata così ardita da far impallidire perfino Totò quando cercò di vendere la Fontana di Trevi. Una storia che sembra uscita direttamente da Totò truffa ’62, con tanto di finti proprietari, documenti clonati e un appartamento di Fuorigrotta ceduto senza che il vero padrone ne sapesse nulla.
Tutto comincia quando l’inquilino dell’abitazione, un 44enne indicato come P., chiede al proprietario – un signore di 79 anni, residente a Chiaia – il permesso di fare qualche lavoretto in casa. Il padrone, tranquillo come solo chi affitta da anni allo stesso inquilino può essere, gli consegna documenti, dati catastali e perfino la copia della carta d’identità. Un gesto di fiducia che, col senno di poi, avrebbe fatto tremare anche il più ottimista.
A quel punto, P. coinvolge un conoscente di 71 anni, M., che ha la fortuna (o la sfortuna) di somigliare come una goccia d’acqua al vero proprietario. La carta d’identità viene clonata, l’identità del 79enne “replicata” e l’appartamento messo in vendita come se nulla fosse. Due acquirenti, ignari e convinti di aver trovato un affare d’oro, accettano di pagare 145mila euro, versandone 95mila subito davanti al notaio. Tutto fila liscio: rogito, firme, strette di mano, perfino l’iscrizione al catasto. Una sceneggiata perfetta.
Ma come in ogni commedia napoletana che si rispetti, il colpo di scena arriva quando meno te l’aspetti. Il nipote del vero proprietario, parlando con lo zio, scopre che l’inquilino aveva avuto accesso a tutta la documentazione. Un dettaglio che lo insospettisce. Va al catasto, controlla, e trova la sorpresa: la casa risulta già intestata ad altri. A quel punto contatta il notaio – anche lui raggirato – e corre dai carabinieri di Chiaia.
I militari organizzano così un incontro “finale”, quello in cui gli acquirenti avrebbero dovuto consegnare gli ultimi 50mila euro. All’appuntamento si presentano due nuovi collaboratori del notaio, che in realtà sono carabinieri sotto copertura. Quando i finti venditori arrivano, la recita finisce: scattano le manette e la truffa si sgonfia come un pallone bucato.
Durante la perquisizione saltano fuori cellulari, documenti notarili, appunti, carte di credito, assegni e perfino due carte d’identità false, il kit completo del perfetto impostore. Una vicenda che, se non fosse vera, sembrerebbe scritta per far ridere. Ma a Napoli, si sa, la realtà supera spesso la fantasia. E qualche volta anche Totò.

