Nel 2025, la castagna si è confermata protagonista assoluta dell’autunno italiano, con una produzione abbondante e di qualità superiore in molte regioni. La Toscana ha registrato un incremento del 40%, mentre in Piemonte il raccolto ha portato a una riduzione dei prezzi all’ingrosso del 17%, segno di una stagione favorevole e di un mercato più accessibile. Ma è la Campania a distinguersi per la ricchezza delle sue varietà tutelate, con ben quattro Indicazioni Geografiche Protette: Castagna di Montella, Marrone di Serino, Marrone di Roccadaspide e Castagna di Roccamonfina. Questi prodotti non solo rappresentano l’eccellenza agricola, ma incarnano la storia e la cultura di intere comunità.
La Castagna di Serino IGP, ad esempio, ha mostrato una qualità eccellente, con frutti di pezzatura media e sapore intenso, nonostante una resa inferiore rispetto alle aspettative. A Roccadaspide, il marrone IGP è tornato al centro dell’economia locale, con castagneti che risalgono al Medioevo e che oggi sono protagonisti di percorsi turistici e iniziative agrituristiche. Il ritorno alla castanicoltura coinvolge sempre più giovani e donne, che recuperano terreni abbandonati e li trasformano in risorse produttive e culturali.
Vecchi seccatoi tornano in funzione, mentre aziende agricole e strutture ricettive propongono esperienze immersive tra raccolte, degustazioni e passeggiate nei boschi. Questo movimento non è solo economico, ma anche sociale: la castagna resta un simbolo identitario per molte zone interne, legata alla memoria, alla tradizione e alla resilienza dei territori.
Tuttavia, Coldiretti lancia un appello alla trasparenza: molte castagne e farine estere vengono vendute come italiane nei supermercati, confondendo i consumatori. Acquistare direttamente dai produttori, alle sagre o nei mercatini, è il modo migliore per sostenere chi lavora nei boschi e per vivere un’esperienza autentica. E non va dimenticato il rispetto per il lavoro dei castanicoltori: i frutti trovati lungo i sentieri non sono selvatici, ma il risultato di un anno di cura e sacrifici.
Il 2025 si è confermato dunque l’anno d’oro delle castagne, ma anche un momento di riflessione sul valore della filiera, sulla tutela delle produzioni locali e sull’importanza di un consumo consapevole. E se la stagione è stata generosa, la natura dei movimenti tettonici e climatici resta imprevedibile, ricordando che la stabilità agricola è sempre legata all’equilibrio fragile del territorio.

