Il “Cippus Abellanus“, costituisce uno dei importanti reperti archeologici della città di Avella. Fu individuato nel 1745, da Padre Antonio Bianco, del Cenobio di San Pietro a Cesarano di Mugnano del Cardinale, che ne comprese l’importanza nonostante che il grosso monolite fosse stato adibito a soglia di un palazzo di Avella. Successivamente fu trasferito al seminario vescovile di Nola su richiesta del vescovo Caracciolo del Sole. Una sua riproduzione è oggi visitabile presso il museo di Avella.
Il grosso monolite presenta un’iscrizione opistografa in lingua osca (con alcuni termini in latino e in greco) che rappresenta un trattato stipulato nella seconda metà del II secolo a.C. tra la comunità di Abella, rappresentata dal questore Maio Vestirikio, e quella di Nola, rappresentata da Lucceio Puclato, meddix della città.
Il trattato riguardava un santuario (sakaraklùm) dedicato ad Ercole, situato in un territorio di confine tra i due paesi. I due magistrati stabilirono le regole per l’uso condiviso dell’area e per la gestione del tesoro (thesaurum) custodito all’interno del santuario, creando così una sorta di regolamentazione edilizia sia all’interno che all’esterno del recinto sacro.
Questo cippo regolava i rapporti tra le due città nella gestione del Tempio dedicato a Ercole, la divinità protettrice delle acque.
Per completezza, si riporta, che oltre al Cippus Abellanus e ad altre iscrizioni ritenute minori, esiste in Italia, un’altra e forse più importante iscrizione; la Tabula Bantina. Essa fu scoperta nel 1790 sul monte Montrone, nel territorio di Oppido Lucano, tra i resti di un’antica tomba.
Questo reperto è composto da una lastra di bronzo suddivisa in tre parti principali e alcuni frammenti, con incisioni su entrambi i lati, risalenti probabilmente tra il 150 a.C. e il 100 a.C.
Da un lato, la Tabula presenta lo Statuto Bantino, una legge municipale della città antica di Bantia (oggi Banzi), che includeva anche Oppido nel suo municipio. Questo statuto è scritto in lingua osca con caratteri latini. Dall’altro lato, è inciso un plebiscito, una legge di Roma, in lingua latina. Alcuni frammenti della Tabula Bantina sono conservati nei musei archeologici di Napoli e Venosa.