Diventa difficile descrivere l’emozione che si vive sperimentando la gioia di Dio. È difficile trovare le parole giuste per raccontare una felicità che supera l’umano e approda a un sentimento di pienezza d’amore. Ci si sente trascinati in luoghi mai visitati prima, spinti da mani che si cercano e da nomi familiari impressi come titoli su una copertina che parla d’amore. Con quel brivido di paura che non spaventa, perché sai che sarai accolta, tutto sembra incastrarsi secondo una logica profonda, su cui forse è meglio non interrogarsi troppo.
Le porte di una chiesa sono aperte. Occhi ancora azzurri, che hanno vinto l’oscurità, guidano il cammino. Un altare, una teca che custodisce un corpo giovanile vestito con grazia, uno sguardo dolce leggermente chinato, incorniciato da un manto biondo di capelli. Lo sguardo poi si alza ancora: occhi immensi dipinti su un volto che, nell’inverno della vita, sciolgono il gelo e riscaldano d’amore. Quale nome può contenere tanta bellezza? Filomena. Filomena, Santa.
Ho sempre associato questo nome all’amica di sempre, Filomena, che mi portò in chiesa a cinque anni per fare la corista e che oggi mi lascia abitare i suoi spazi interiori. La mia amica materna porta il nome di una Santa speciale e misteriosa, rimossa dal calendario liturgico negli anni Sessanta dalla Sacra Congregazione dei Riti, nonostante la diffusione del culto e la devozione personale di papi e santi.
Tra i devoti di Santa Filomena si ricordano Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, san Pio X, il Curato d’Ars, la serva di Dio Paolina Jaricot, la serva di Dio Maria Cristina di Savoia, il beato Bartolo Longo e padre Pio da Pietrelcina. Una Santa potente, eppure discreta.
Il cuore storico e pulsante di questo culto resta il Santuario di Santa Filomena a Mugnano del Cardinale, luogo che custodisce le reliquie della Santa e che, da secoli, rappresenta un riferimento stabile e fecondo per pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. È da lì che la devozione si è irradiata, trovando forme diverse ma sempre riconducibili a una stessa sorgente. In questo orizzonte si colloca anche l’esperienza di Nocera Superiore, come espressione di una fede che continua a generare legami, ascolto e preghiera.
Raffaella Ferrentino, avvocato, con i suoi occhi azzurri e il suo sorriso, riflette la gioia del padre che ritrova un figlio, la gioia del pastore che recupera ciò che sembrava perduto. In un abbraccio semplice racconta la sua storia, una storia attraversata dall’energia della speranza che Santa Filomena le ha donato.
Dopo l’acquisto di un’ala di un palazzo antico a Nocera Superiore, la madre Lucia appare in sogno alla figlia Filomena, sorella di Raffaella, chiedendole di “aprire le porte della chiesa”. Raffaella inizialmente resta perplessa, chiede segni, che arrivano. Quelle porte appartenevano a una chiesa antica, una delle prime dedicate a Santa Filomena dopo il ritrovamento del corpo a Roma il 25 maggio 1802, durante gli scavi nella Catacomba di Priscilla sulla via Salaria.
Secondo il racconto di suor Maria Luisa di Gesù, Filomena sarebbe stata figlia di un re greco convertito al cristianesimo. A tredici anni consacrò a Dio la propria verginità. Rifiutando l’imperatore Diocleziano, subì torture da cui fu più volte salvata fino alla decapitazione. I simboli tradizionali — ancore, frecce, palma e fiore — furono interpretati come segni di martirio, anche se studi successivi hanno invitato alla prudenza storica, senza però intaccare la forza della devozione.
«È stata tolta dal calendario, ma Lei continua a mietere grazie, continua a mietere fede», racconta Raffaella. «All’inizio eravamo in due a pregare, oggi questa cappellina è piena di persone. La fede è importante, oggi più che mai la preghiera è diventata un’ancora di salvezza».
Le grazie raccontate a Nocera — storie di lavoro ritrovato, di guarigioni inattese, di vite rimesse in cammino — non chiedono di essere lette come privilegi o segni esclusivi, ma come frutti di una devozione che resta ancorata a una radice comune. E in questo dialogo silenzioso il culto non si disperde, ma si rafforza.
Pax tecum, Filumena.
Antonella Prudente



