Droghe tra i giovanissimi: oltre 1.250 sostanze in circolazione. Allarme under 10, cervello a rischio e famiglie in crisi

La mappa delle dipendenze in Italia e nel mondo sta cambiando con una rapidità che sorprende perfino gli specialisti. Oggi sono oltre 1.250 le nuove sostanze psicoattive in circolazione, un numero che fotografa un mercato in continua mutazione, capace di generare composti sempre diversi e difficili da intercettare. Gli studiosi sottolineano come queste molecole spazino dai catinoni sintetici alla ketamina, dalla cannabis modificata ai derivati del fentanyl, fino agli oppioidi di nuova generazione come i nitazeni. La loro diffusione non riguarda più solo gruppi marginali o consumatori abituali: l’uso è documentato anche tra bambini sotto i 10 anni, un dato che da solo basterebbe a definire la portata dell’emergenza.

Il consumo tra i giovanissimi non segue più una soglia anagrafica precisa. I tossicologi osservano casi tra preadolescenti, adolescenti e perfino tra adulti oltre i 60 anni, spesso convinti che queste sostanze siano “più leggere” rispetto alle droghe tradizionali. In realtà, gli effetti clinici mostrano il contrario. Le nuove molecole provocano agitazione psicomotoria, tachicardia, allucinazioni, stati deliranti, sonnolenza, confusione mentale, disturbi gastrointestinali, tremori e, nei casi più gravi, coma. L’impatto sul Servizio sanitario nazionale è significativo: i pazienti arrivano in condizioni complesse, difficili da trattare, e richiedono spesso interventi multidisciplinari.

A questo quadro si aggiungono gli effetti sul comportamento sociale e sulle dinamiche quotidiane. L’alterazione dei circuiti cognitivi ed emotivi si riflette infatti sulla capacità di mantenere relazioni stabili, sulla gestione dei conflitti e sulla regolazione degli impulsi. In famiglia possono emergere irritabilità, chiusura comunicativa, aggressività o improvvisi cambiamenti d’umore che compromettono la convivenza e generano tensioni crescenti. In ambito scolastico, l’uso di sostanze si traduce spesso in calo del rendimento, difficoltà di concentrazione, assenze ripetute e comportamenti oppositivi o disorganizzati. I dati europei dell’EMCDDA mostrano che gli studenti che fanno uso regolare di sostanze hanno un rischio fino a 2,5 volte maggiore di abbandono scolastico e un rendimento medio inferiore del 20-30% rispetto ai coetanei. Nei gruppi di pari, soprattutto tra adolescenti, l’assunzione di droghe può favorire dinamiche di emulazione, perdita dei freni inibitori e coinvolgimento in situazioni rischiose, con un impatto diretto sulla sicurezza individuale e collettiva. In Italia, secondo l’ultima relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze, circa 1 studente su 4 tra i 15 e i 19 anni ha sperimentato almeno una sostanza psicoattiva nell’ultimo anno, e tra questi si osservano più frequentemente comportamenti antisociali, episodi di bullismo e difficoltà relazionali.

Negli ultimi due anni l’attenzione scientifica si è concentrata soprattutto sui catinoni sintetici, oggi tra le sostanze più frequentemente associate a intossicazioni acute, episodi di abuso e comportamenti violenti. La loro pericolosità aumenta ulteriormente quando vengono assunti insieme ad altre droghe, come ketamina o cocaina, generando miscele dagli effetti imprevedibili. Secondo Locatelli, alcune evidenze suggeriscono che queste combinazioni possano indurre danni neurologici potenzialmente permanenti, con processi degenerativi ancora oggetto di studio.

Il fenomeno non riguarda solo la salute individuale. Le droghe emergenti stanno lasciando tracce anche nell’ambiente: residui di sostanze psicoattive sono stati rilevati nelle acque e perfino nei pesci, un segnale che indica una contaminazione diffusa e ancora poco esplorata. La presenza ambientale di questi composti apre interrogativi sulla loro persistenza, sul bioaccumulo e sugli effetti sugli ecosistemi, temi che la comunità scientifica sta iniziando ad affrontare con crescente urgenza.

I dati raccolti dal Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe mostrano inoltre una distribuzione non omogenea per sesso ed età. I casi di intossicazione grave sono 77% maschili e 23% femminili. Il 3% riguarda soggetti con meno di 14 anni, il 53% la fascia 14-25 anni, mentre il 44% coinvolge persone dai 25 anni in su. Tra i pazienti ricoverati, il 51% finisce in rianimazione, il 34% in psichiatria e il 15% in altri reparti. Numeri che raccontano un sistema sanitario sotto pressione e un fenomeno che non accenna a rallentare.

La facilità di accesso, spesso tramite internet, contribuisce alla diffusione di queste sostanze. Il mercato è dinamico, capace di reinventarsi rapidamente per sfuggire ai controlli. Eliminare completamente il problema, osserva Locatelli, è irrealistico: da decenni si tenta di contrastare le dipendenze senza una soluzione definitiva, e l’arrivo di nuove molecole rende il quadro ancora più complesso. La percezione errata che queste droghe siano meno pericolose di quelle tradizionali alimenta ulteriormente il rischio, soprattutto tra i più giovani, che rappresentano la fascia più vulnerabile agli effetti sul cervello in sviluppo.

Le neuroscienze mostrano infatti che l’esposizione precoce a sostanze psicoattive può interferire con la maturazione delle funzioni cognitive, alterare i circuiti della memoria, compromettere la regolazione emotiva e aumentare la probabilità di comportamenti impulsivi o aggressivi. In un cervello ancora in formazione, l’impatto può essere più profondo e duraturo rispetto a quello osservato negli adulti. L’uso di droghe in età evolutiva non è solo un comportamento a rischio: è un fattore che può modificare in modo significativo la traiettoria dello sviluppo neuropsicologico.

Il quadro che emerge è quello di una sfida sanitaria, sociale e ambientale che richiede strumenti nuovi e una consapevolezza più ampia. Le oltre 1.250 sostanze in circolazione non rappresentano solo un numero: sono la prova di un fenomeno in continua trasformazione, che coinvolge fasce d’età sempre più ampie e che lascia segni profondi sul corpo, sulla mente e sull’ambiente. Comprendere la reale diffusione delle droghe e i loro effetti sullo sviluppo cognitivo è il primo passo per affrontare un problema che, oggi più che mai, riguarda tutti.