L’AGRICOLTURA E LA CENTURIAZIONE NELLA CAMPANIA FELIX

del Preside Carmine Strocchia

Presso tutti i popoli dell’Italia preromana l’attività agricola rivestì grande importanza: si coltivava grano, orzo, viti, olivo e cotone e ci si dedicava all’allevamento del bestiame. In particolare gli Etruschi si specializzarono nelle tecniche di coltivazione nella cerealicoltura estensiva (orzo e frumento ma specialmente spelta e farro), nella viticoltura e nella selvicoltura (boschi con alberi giganteschi hanno fatto dell’Etruria una delle regioni più ricche che la storia ricordi).

Le attrezzature più antiche quali mortai, macine o altri utensili collegati alle pratiche agricole sono state ritrovate a Capua, Pompei, Ercolano e datano circa 3000 anni. Presumibilmente le prime piante ad essere coltivate furono i cereali, alberi da frutto e quelle con organi ipogei (tuberi o bulbi) per la loro capacità di accumulare sostanze nutritive. La cerealicoltura, che pure dal punto di vista ecologico sembrava comprendere piante “infestanti” per la loro altissima velocità di crescita e propagazione su terreni spogli in assenza di altre piante antagoniste, presentava il grande pregio di possedere un frutto (cariosside) commestibile che si mantiene per anni senza deteriorarsi.

Le popolazioni via via insediatesi nella Campania Felix furono degni eredi della tradizione etrusca, facendo dell’agricoltura la loro principale attività economica. Numerosi poeti e scrittori, da Catone a Virgilio, da Plinio a Columella, esaltano la vita dei campi e forniscono ampie e precise notizie su tutte le pratiche agricole, sugli attrezzi usati e sulle colture attuate.

Qui tocca tornare su Capua, ancora una volta al centro delle vicende storiche, in quanto la centuriazione, alla base dell’utilizzo del territorio in epoca romana, nasce in Campania dopo che con le guerre puniche Capua diviene dominio romano. Nel IV secolo a.C., quando, come detto, era probabilmente la più grande città d’Italia, divenne oggetto delle mire dei Sanniti che la posero sotto assedio, e contestualmente venne coinvolta nel processo di espansione di Roma: Capua infatti inviò un’ambasceria ai romani chiedendone la protezione, ottenendola ma ad un altissimo prezzo: l’intera città, i suoi abitanti, i campi, gli averi e ogni loro cosa, fu messa nelle mani di Roma. Capua era così ormai città romana e obbligava Roma ad accettare di intervenire in sua difesa, dando inizio alla prima guerra sannita (343-341 aC) conclusasi con un trattato di pace tra Roma e Sanniti e la protezione di Capua.

Nel corso del III secolo a.C. la città, pur riluttante al dominio romano, poté tuttavia conservare le proprie istituzioni, la propria lingua e i propri costumi ma sempre sotto la soggezione capitolina. Pertanto, in seguito alla sconfitta di Roma a Canne nella II guerra punica ad opera di Annibale, Capua, da alleata di Roma, con altre città-stato, come Atella, Calatia ed altre, cambiò alleanza, schierandosi con Cartagine e offrendo rifugio e rifornimenti alle sue truppe nel 213-211 a.C.

Annibale occupò la città e la fece diventare centro militare e politico da cui lanciare “scorrerie” nell’Italia meridionale, alla ricerca anche di alleati contro Roma. Annibale ed il suo esercito vi passarono l’inverno e il condottiero ne approfittò per portare avanti la parte politica della sua azione: furono i cosiddetti ozi di Capua che, secondo molti storici, indebolirono i soldati e sarebbero stati una delle cause della futura sconfitta cartaginese, in quanto avrebbero impedito di marciare subito direttamente su Roma. Classe dirigente e popolazione capuana appoggiarono la campagna di Annibale, poiché Capua era città troppo fiera per sottostare a Roma; la storia però volle che a vincere fossero i Romani. Dopo la partenza di Annibale, nel 211 a.C., la città fu definitivamente conquistata dai Romani e molti senatori Campani, inclusi quelli capuani, si tolsero la vita con il veleno piuttosto che cadere prigionieri nelle mani del nemico.

A questo punto, come sopra accennato, Roma punì severamente la città per la sua alleanza con Annibale, confiscando l’intero Ager Campanus che divenne ager publicus (proprietà dello Stato romano). In seguito a questo dominio, Roma impose una profonda riorganizzazione agraria attraverso la centuriazione (centuriatio o castramentatio), un sistema di suddivisione del territorio in lotti regolari, solitamente quadrati, delimitati da strade e canali perpendicolari.

Strabone, storico e geografo greco del  sec a. C., nella sua Geografia così descrive la logica di questa riorganizzazione: « Mentre i Greci consideravano di aver raggiunto la perfezione con la fondazione di città, preoccupandosi della loro bellezza, della sicurezza, dei porti e delle risorse naturali del paese, i Romani pensarono soprattutto a quello che i Greci avevano trascurato:

– il pavimentare le strade,

– l’incanalare le acque,

– il costruire fogne che potessero evacuare nel Tevere tutti i rifiuti della città.
– Selciarono le vie che percorrevano tutti i territori [conquistati], tagliando colline e colmando cavità, in modo che i carri potessero raccogliere le mercanzie provenienti dalle imbarcazioni;

– le fogne coperte con volte fatte di blocchi uniformi, a volte lasciano il passaggio a vie percorribili con carri di fieno.

– Tanta è poi l’acqua che gli acquedotti portano, da far scorrere interi fiumi attraverso la città ed i condotti sotterranei, tanto che ogni casa ha cisterne e fontane abbondanti, grazie soprattutto al gran lavoro e cura di Marco Vipsanio Agrippa, il quale abbellì Roma anche con molte altre costruzioni. inoltre le città si distinguono per la presenza di anfiteatri e terme » (Strabone, Geografia, V, 3,8.)

La centuriazione era dunque il sistema con cui i Romani organizzavano il territorio agricolo, sullo stesso schema adottato nei Castra e nella fondazione delle città. Tale disposizione seguiva la mentalità molto razionale e ordinata degli antichi romani. I romani cominciarono ad utilizzare la centuriazione in relazione alla fondazione, nel IV secolo, di nuove colonie nell’ager sabinus. La legge agraria di Tiberio Gracco del 133 a.C. che prevedeva la privatizzazione dell’ager publicus, dette un grande impulso alle divisioni di terre effettuate con la centuriazione.

In seguito la centuriazione, tipica di terreni pianeggianti ma pure collinari, fu utilizzata sia nei casi di bonifiche che nelle fondazioni di nuove colonie, nonché nell’assegnazione di terre ai veterani delle tante guerre civili tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero, tra le quali la Battaglia di Filippi del 42 a.C..

Per l’assegnazione si seguiva un reticolo ortogonale, di strade, canali e appezzamenti agricoli e la divisione in lotti veniva realizzata in modo da distribuire terra ai coloni secondo l’ordine prestabilito dalla legge di costituzione della colonia che precisava le misure di quantità di ciascun lotto da sottoporre al sorteggio di assegnazione.

Strade, sentieri, muretti, canali di irrigazione e scolo erano così perfettamente coincidenti con i limiti dei moduli, concepiti come elementi funzionali all’interno della pianificazione generale dei singoli lotti di terreno coltivabile.


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