L’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino ha rivoluzionato la propria offerta cardiochirurgica grazie all’utilizzo del sistema robotico da Vinci per due interventi di rivascolarizzazione coronarica.
Appena cinque anni dopo l’introduzione della tecnologia in altri reparti, il nosocomio irpino ha realizzato per la prima volta interventi di bypass coronarico completamente robotici in Campania, dimostrando come l’innovazione possa tradursi rapidamente in concretezza clinica.
Entrambi gli interventi, condotti a cuore battente, sono stati effettuati senza ricorrere alla classica sternotomia (apertura della cavità toracica): grazie a due incisioni di pochi centimetri sul torace, la rivascolarizzazione coronarica è stata eseguita con approccio mininvasivo video-assistito, mantenendo intatti i ritmi cardiaci e senza necessità di arresto cardiaco. Si tratta di un risultato straordinario per la regione, ottenuto attraverso la perfetta integrazione tra competenze chirurgiche d’eccellenza e tecnologia robotica di ultima generazione.
I destinatari di queste procedure pionieristiche sono un 49enne residente in Irpinia e un ottantenne proveniente dal Sannio, entrambi sottoposti a bypass coronarico in modalità robotica. Il primo di questi pazienti ha fatto ritorno a casa già nei giorni immediatamente successivi, mentre il secondo si trova attualmente in fase di convalescenza, con un decorso privo di complicanze. Questi esiti confermano i benefici – meno dolore post-operatorio, ridotto rischio di complicazioni, degenza più breve e un’esito estetico più favorevole – resi possibili dall’impiego del robot chirurgico.

A condurre l’équipe operatoria alla console robotica è stato Brenno Fiorani, direttore della Cardiochirurgia locale, affiancato dai cardiochirurghi Mario Miele e Giulio Garofalo e dal chirurgo toracico Rosario Salvi.
Fondamentale il supporto del team di Cardioanestesia coordinato da Arianna Pagano, con l’anestesista Alessandro Masucci, insieme all’esperienza dell’infermiera di sala Sara De Luca e della perfusionista Serena Pece.
È grazie alla sinergia tra queste professionalità che è stato possibile garantire la massima sicurezza e precisione durante tutte le fasi degli interventi.
Il sistema da Vinci, operativo al Moscati dal 2022 e già ampiamente impiegato in diverse branche chirurgiche dell’ospedale, debutta così in ambito cardiochirurgico. Si tratta di un passo importante nella storia dell’ospedale avellinese, che conferma l’impegno verso la sperimentazione di tecnologie avanzate e la ricerca di soluzioni che mettano al centro il benessere del paziente.
Il professor Fiorani ha sottolineato come l’intento sia di estendere, laddove possibile, l’applicazione della chirurgia robotica anche ad altri tipi di interventi cardiaci, valorizzando i vantaggi intrinseci di questa modalità: un impatto minore sul corpo, una riabilitazione più rapida e un recupero ottimale delle funzioni respiratorie e motorie. Questi risultati, oltre a migliorare la qualità di vita dei pazienti, posizionano il Moscati come un punto di riferimento per l’innovazione chirurgica a livello regionale.
Anche il direttore generale Renato Pizzuti ha espresso soddisfazione per questi traguardi, evidenziando come la diffusione di tecnologie d’avanguardia nel servizio sanitario pubblico sia essenziale per contrastare la cosiddetta mobilità passiva: offrire cure specialistiche e di alto livello direttamente sul territorio significa rispondere in modo concreto ai bisogni della comunità, favorendo la permanenza dei pazienti nelle strutture locali piuttosto che indirizzarli verso centri esterni.
Questa nuova frontiera della cardiochirurgia robotica rappresenta un’autentica svolta per l’ospedale Moscati: unisce competenze cliniche di alto profilo con dispositivi tecnologici all’avanguardia, delineando un percorso che guarda al futuro della medicina. L’esperienza maturata in queste settimane non solo conferma la vocazione all’eccellenza del presidio di Avellino, ma apre anche la strada a ulteriori sviluppi, nei quali la chirurgia robotica potrà giocare un ruolo sempre più determinante nella cura delle malattie cardiovascolari.

