“Vallone del cambia moglie”: una curiosa e intrigante leggenda mandamentale tra toponimi, storie popolari e divorzio all’italiana


Nel comprensorio mugnanese-baianese-avellano, tra colline e valloni che un tempo erano il palcoscenico di boscaioli, pastori e donne intente a raccogliere fascine per i forni, sopravvivono toponimi (nomi di luoghi) che raccontano storie di un mondo e di una civiltà contadina ormai lontani.
Non erano i tempi in cui si facevano chilometri per riversare rifiuti, ma quelli in cui ogni “cienzo” – il piccolo orto di famiglia – rappresentava un tesoro di autosufficienza e fatica quotidiana.

Tra i nomi di luoghi tramandati dai nonni e bisnonni, spicca “’o butto ’e Umberto”, un burrone che deve la sua fama alla caduta (butto) di un certo Umberto, che vi ci scivolò, senza danni evidenti (se non che alla “caopa”, come dicevano i suoi amici per prenderlo bonariamente in giro).
La memoria popolare racconta che accorse gente da tutti i paesi vicini per trarlo in salvo, trasformando un episodio drammatico in un ricordo condiviso che ha finito per dare un nome al luogo.

Ma il toponimo più curioso resta “’o vallone ’e cagna mugliera”, il Vallone del “cambia moglie”. Qui la fantasia popolare si intreccia con la cronaca spicciola di altri tempi, quando il divorzio – introdotto solo con la legge n. 898 del 1 dicembre 1970 – non esisteva ancora e la soluzione alternativa, almeno secondo il racconto goliardico, era farvici “cadere accidentalmente” la consorte non gradita.
Una variante mandamentale, rustica e beffarda, del celebre film “Divorzio all’italiana”, che nel 1961 aveva ironizzato sul desiderio di liberarsi da un matrimonio scomodo (ricorrendo al “delitto d’onore”) in un’Italia ancora lontana dalla possibilità legale di scioglierlo.

Che sia leggenda o l’eco di ormai prescritti femminicidi rusticani a scopo di divorzio poco importa, perché il fascino di questi toponimi sta proprio nella loro capacità di evocare usi, mentalità e costumi di un tempo, con un pizzico di ironia e di malizia.
Sono storie che restituiscono il senso di comunità e di oralità, quando i luoghi non erano solo coordinate geografiche ma scenari di vita vissuta, di lavoro, di fatica e di trovate ingegnose.

Così, passeggiando oggi tra i sentieri del Mandamento, capita di sorridere pensando che dietro un nome di valle o burrone si nascondono episodi di cadute memorabili, di “divorzi alternativi”, di clandestini incontri galanti,  e di un mondo contadino che sapeva trasformare anche la tragedia in racconto.
Un patrimonio di memoria popolare che, tra serietà e goliardia, continua a dare colore e identità al comprensorio baianese.