Montoro (Av) – Il convento diventa polo archeologico: il progetto UniSa–Orientale che trasforma Santa Maria degli Angeli

Il recupero del convento di Santa Maria degli Angeli a Torchiati sta assumendo un valore che va oltre la semplice riqualificazione architettonica: grazie alla collaborazione tra UniSa e Università L’Orientale di Napoli, Montoro si prepara a ospitare un centro avanzato di formazione e ricerca archeologica. Un’iniziativa che unisce tutela del patrimonio, innovazione e sviluppo territoriale, aprendo nuove prospettive per studenti, ricercatori e comunità locali.

 

Non è un caso che negli ultimi anni la Campania stia cercando nuovi luoghi in cui far crescere competenze e professionalità legate allo studio del passato. In questo scenario, il convento di Santa Maria degli Angeli a Torchiati sta assumendo un ruolo inatteso ma decisivo: diventare un centro stabile per la formazione di futuri archeologi provenienti soprattutto da Napoli e Salerno. Una scelta che non riguarda solo la didattica, ma che punta a trasformare un bene storico in un motore culturale capace di generare conoscenza, ricerca e sviluppo territoriale.

Il progetto, frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Salerno e l’Università L’Orientale di Napoli, nasce dall’esperienza maturata dal 2021, quando studenti e ricercatori hanno iniziato a frequentare corsi di restauro, laboratori e campagne di scavo nei principali siti dell’Irpinia antica, lavorando fianco a fianco con la Soprintendenza e con la Direzione regionale Musei Campania. L’idea, ora, è di consolidare questo percorso dotandolo di una sede permanente proprio nel complesso francescano di Montoro.

Il rettore Virgilio D’Antonio ha evidenziato come l’iniziativa rappresenti una sfida strategica per l’ateneo e per l’Irpinia. Ha spiegato che le province di Avellino e Salerno costituiscono un bacino fondamentale per l’università e che uscire dai confini tradizionali dell’Ateneo significa valorizzare un luogo identitario, restituirgli funzione e offrire nuove opportunità al territorio.

Anche il delegato alla Terza Missione, Orlando Troisi, ha insistito sul valore simbolico e operativo del progetto. Ha ricordato che il convento, per secoli cuore spirituale della comunità, potrà ora diventare un punto di incontro tra giovani, studiosi e imprese culturali. Ha aggiunto che il patto tra Ateneo e Comune di Montoro si fonda su radici solide e su una visione proiettata verso il futuro, lasciando intendere che questo è solo il primo passo di un percorso più ampio.

Il direttore della Scuola di Specializzazione, Fausto Longo, ha illustrato nel dettaglio come verranno organizzati gli spazi: una sala conferenze, due aule da sedici posti, un laboratorio e una biblioteca destinata ad accogliere testi oggi conservati al DiSPaC UniSa, oltre all’archivio dell’Ente ai Monumenti della Provincia di Salerno, che custodisce fotografie, lettere, diari e documenti relativi agli scavi – in particolare quelli di Paestum tra gli anni Venti e Ottanta del Novecento. Longo ha inoltre spiegato che sono già in corso attività per collegare il Campus alla sede di OrSa, per individuare alloggi per gli studenti e per attivare convenzioni con i comuni limitrofi e con le scuole, così da proporre lezioni di arte e archeologia legate al patrimonio locale e rafforzare il senso di appartenenza delle comunità.

L’ambizione finale è chiara: creare a Montoro un polo dedicato all’archeologia preventiva e digitale, capace di mettere in rete università, istituzioni, scuole e cittadini. Un luogo in cui la memoria del passato diventi risorsa per il presente e investimento per il futuro, trasformando un antico convento in un laboratorio di idee, competenze e identità condivisa.