81ma ricorrenza del 25 Aprile: la libertà che abbiamo ereditato e quella che dobbiamo proteggere

Il 25 aprile non è un rito da ripetere per inerzia, né una pagina ingiallita da sfogliare una volta l’anno. È una storia che ci riguarda da vicino, una storia che continua a parlarci perché è la radice stessa della nostra possibilità di scegliere chi siamo. In un mondo che corre veloce e che spesso ci distrae, questa data ci ricorda che la libertà non nasce da sola, e che ogni generazione – anche la nostra – deve imparare a riconoscerne il valore.

Nel 1945 l’Italia si liberò dal nazifascismo grazie al coraggio di donne e uomini, molti dei quali avevano la nostra età, che decisero di non accettare più un sistema fondato sulla violenza, sulla censura, sulla negazione dei diritti. Non erano eroi perfetti, ma persone comuni che compresero una verità che vale ancora oggi: quando la libertà viene soffocata, non possiamo illuderci di essere spettatori innocenti. La Resistenza fu una scelta consapevole, rischiosa, ma necessaria. E da quella scelta è nata la possibilità, per noi, di vivere in un Paese dove possiamo parlare, dissentire, amare, studiare, votare.

A volte ci chiediamo perché dovremmo sentirci coinvolti da una storia così lontana. La risposta è che il mondo in cui viviamo è costruito sulle fondamenta di quella liberazione. Ogni volta che esprimiamo un’opinione senza temere ritorsioni, ogni volta che possiamo immaginare il nostro futuro senza che qualcuno lo decida al posto nostro, stiamo esercitando un diritto che altri hanno conquistato per noi. La libertà non è un bene scontato, e il 25 aprile serve a ricordarcelo proprio perché spesso la viviamo senza aver dovuto combattere per ottenerla.

Ma c’è un motivo ancora più urgente per cui questa data è attuale. Viviamo in un’epoca in cui il diritto internazionale, nato per impedire che la legge del più forte tornasse a dominare le relazioni tra i popoli, viene sempre più spesso ignorato, aggirato o apertamente contestato. In molte parti del mondo assistiamo al ritorno di una logica brutale: quella secondo cui ha ragione chi ha più armi, più potere, più capacità di imporre la propria volontà. È una logica che la storia del Novecento ha già mostrato essere devastante. Eppure riaffiora, come se non avessimo imparato abbastanza.

Per questo il 25 aprile non è solo memoria nazionale: è un richiamo universale. Ci ricorda che la libertà dei popoli non può essere calpestata, che nessuna nazione può decidere il destino di un’altra, che la forza non può sostituire il diritto. La Resistenza italiana, pur nella sua specificità, parla a tutte le comunità che ancora oggi lottano per autodeterminarsi, per vivere senza oppressioni, per non essere schiacciate da poteri più grandi. E parla anche a noi, che viviamo in un Paese libero ma rischiamo di dimenticare quanto sia fragile ciò che possediamo.

Il 25 aprile ci insegna che la libertà non è solo un valore individuale, ma un principio collettivo. Non basta essere liberi da soli: dobbiamo vivere in un mondo dove la libertà sia riconosciuta e protetta per tutti. Quando il diritto internazionale viene indebolito, quando la violenza torna a essere considerata un mezzo legittimo per risolvere i conflitti, allora anche le democrazie più solide diventano più vulnerabili. La storia lo ha già dimostrato, e ignorarlo sarebbe un errore grave.

Per questo, il 25 aprile ci chiede una cosa semplice ma fondamentale: non dobbiamo essere indifferenti. Non dobbiamo lasciare che la libertà diventi un’abitudine. Non dobbiamo accettare che la forza valga più della giustizia. Non dobbiamo permettere che la storia venga ridotta a un’opinione. La libertà è un bene prezioso, ma anche fragile. E la sua difesa passa attraverso la consapevolezza, la partecipazione, la capacità di riconoscere quando un diritto viene minacciato, anche lontano da noi.

Il 25 aprile è una promessa che dobbiamo rinnovare insieme. Non per dovere, ma per scelta. Perché la libertà non è un’eredità da conservare in silenzio, ma un impegno da portare avanti. E perché, in un mondo dove troppo spesso torna a farsi sentire la voce di chi vuole imporre la propria volontà con la forza, ricordare la lezione della Resistenza significa ribadire che la libertà dei popoli non può essere piegata dalla legge del più armato.


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