Negli ultimi anni il mercato immobiliare italiano ha mostrato segnali di ripresa, ma questa tendenza non sembra coinvolgere l’Irpinia, dove la quantità di case disponibili supera di gran lunga la capacità del territorio di assorbirle. In provincia si contano oltre 7.500 immobili in vendita, un numero sproporzionato rispetto alla popolazione residente e che rende evidente come l’offerta ecceda in modo massiccio la domanda, soprattutto a causa della continua partenza dei giovani verso aree più dinamiche.
Il risultato è un panorama immobiliare frammentato, con valori che cambiano radicalmente da zona a zona. Nel capoluogo si viaggia intorno ai 1.495 euro al metro quadrato, mentre in alcuni piccoli comuni dell’entroterra si scende fino a 284 euro al metro quadrato, livelli che testimoniano un mercato debole e poco attrattivo. Nel comprensorio Baianese la situazione è più equilibrata, con prezzi che oscillano attorno ai 1.000 euro al metro quadrato, (variando, mediamente, da circa 850 a 1.150 euro a seconda della tipologia e dello stato degli immobili), ma c’è anche qui un forte eccesso di abitazioni in vendita.
Il problema non riguarda solo i valori economici. In molti centri irpini il numero delle abitazioni è ormai prossimo, o in alcuni casi superiore, a quello degli abitanti. In località come Bagnoli Irpino, per esempio, si contano circa 2.400 unità abitative per meno di 3.000 residenti, un rapporto che lascia intuire quanto il patrimonio edilizio sia sovradimensionato rispetto alle reali necessità. A questo si aggiunge la qualità spesso modesta degli edifici: gran parte delle case disponibili richiede interventi significativi per adeguarsi agli standard contemporanei di sicurezza, efficienza energetica e comfort abitativo, un ostacolo che scoraggia chi arriva da contesti urbani più moderni. Nonostante il quadro generale resti fragile, negli ultimi anni il comparto edilizio ha beneficiato di un’improvvisa vitalità.
La casa continua a essere percepita come un investimento sicuro per chi dispone di capitali da impiegare, e questo ha alimentato movimenti finanziari non sempre facili da decifrare, contribuendo a sostenere un’offerta che altrimenti sarebbe stata molto più debole. Parallelamente, i vari bonus edilizi hanno riversato nel settore un flusso di risorse inatteso, permettendo anche a realtà professionali non particolarmente strutturate di rimanere operative e offrendo a molti proprietari la possibilità di intervenire su immobili che rischiavano l’abbandono.
Tuttavia, questa spinta artificiale non ha modificato la tendenza di fondo: le ristrutturazioni sono aumentate, ma non gli acquirenti, e con un’offerta così ampia i prezzi non potranno che continuare a scendere. Il rischio è quello di una spirale difficile da spezzare: più il territorio si svuota, più gli immobili perdono valore; più il valore scende, meno il territorio appare attrattivo; e meno è attrattivo, più giovani scelgono di partire. Le iniziative simboliche, come le celebri case a un euro, hanno prodotto visibilità ma non un reale ripopolamento, lasciando irrisolto il nodo centrale: senza un progetto di sviluppo che renda questi luoghi nuovamente desiderabili, il mercato immobiliare continuerà a muoversi in una direzione opposta rispetto al resto del Paese.

