MEZZOGIORNO, TRA PASSATO E e FUTURO: GUIDARE I TERRITORI, NON GESTIRLI

Pensieri, riflessioni e opinioni di Salvatore Guerriero, Presidente della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO e Direttore Generale dell’AGENZIA EURO-MEDITERRANEA DI SVILUPPO


Gli interventi per il Mezzogiorno hanno attraversato fasi differenti, ciascuna segnata da approcci e risultati diversi. Dagli anni Cinquanta in poi del secolo scorso, con la CASSA PER IL MEZZOGIORNO, L’ITALIA seppe compiere un salto significativo.

Le infrastrutture, gli investimenti e le politiche di sviluppo contribuirono a ridurre il divario Nord-Sud, producendo effetti concreti e misurabili.

All’inizio degli anni Novanta, invece, quella stagione fu archiviata sostituendola con la programmazione comunitaria con fondi europei e strumenti per le aree svantaggiate che hanno portato molte risorse, ma non sempre accompagnate da un disegno unitario e da una governance capace di dare direzione. In più, la frammentazione e la burocrazia hanno spesso ridotto l’impatto delle politiche, lasciando il Sud in una condizione di parziale sospensione.

Oggi si avverte l’esigenza di una nuova fase, che richiama alcuni elementi di quel passato. Non basta distribuire risorse, occorre una strategia chiara, di lungo periodo, che rimetta al centro i territori e il loro potenziale.

Credo che i territori abbiano  delle energie straordinarie che vanno guidate e valorizzate, non gestite dall’alto. L’errore è stato spesso quello di immaginare che lo sviluppo potesse essere amministrato come una pratica burocratica; al contrario, lo sviluppo nasce dal basso, dal lavoro delle comunità, dalla capacità di università, centri di ricerca e imprese di fare sistema.

La Campania rappresenta un esempio concreto di questo percorso, infatti nel tempo si è affermata come un territorio  ricco di competenze e di innovazioni. Il settore aeronautico-spaziale, il digitale, il farmaceutico e l’agroalimentare mostrano come un ecosistema vivo, se sostenuto e indirizzato, possa generare filiere industriali di livello internazionale. Qui la conoscenza accademica si sta traducendo in impresa, e l’impresa in occupazione e crescita.

Questa è la dimostrazione che lo sviluppo del Mezzogiorno non è un’utopia, ma un’opportunità reale. Tuttavia, serve un cambio di visione.

Non centralizzare, non gestire dall’alto, ma accompagnare, coordinare, rafforzare. È una responsabilità politica, economica e istituzionale che riguarda tutto il Paese, perché il Mezzogiorno non è un problema da risolvere, bensì una leva per la competitività nazionale ed europea.

La storia ci consegna una lezione precisa che ci insegna che quando il Sud viene messo nelle condizioni di crescere, cresce l’Italia intera. Il futuro dipende dalla capacità di saper guidare i territori, con coraggio e con una visione strategica.