In queste ultime settimane la Campania ha registrato otto casi confermati di West Nile Virus, con quattro pazienti che hanno sviluppato la forma neuroinvasiva e sono tuttora ricoverati in terapia intensiva. La stragrande maggioranza degli infetti è asintomatica o presenta sintomi lievi, e solo l’uno o due per cento dei casi evolve in complicanze gravi. Di questi pazienti gravi, purtroppo, la mortalità si attesta intorno al trenta per cento, ma questo dato riguarda soltanto il piccolo sottogruppo di chi sviluppa la neuroinvasività, non la totalità degli infetti.
Il cluster attuale ha interessato soprattutto il litorale casertano, con una concentrazione di casi a Baia Domizia e alcuni focolai nei comuni limitrofi come Sessa Aurunca e Orta di Atella; un singolo caso è stato rilevato sull’isola di Ischia, a Forio, a conferma della diffusione limitata del virus anche sulle piccole isole. Le autorità sanitarie regionali hanno immediatamente attivato interventi mirati di disinfestazione larvicida e adulticida nelle zone con ristagni d’acqua, accompagnati da un’opera costante di monitoraggio entomologico e clinico.
Non c’è panico, ma stretto controllo del fenomeno e piena collaborazione tra Asl, Comuni e cittadini.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, la zanzara tigre non ha alcun ruolo nella trasmissione del West Nile Virus. È la zanzara comune, Culex pipiens, a fungere da vettore principale: esse pungono prima uccelli migratori o stanziali in cui il virus si moltiplica ad alti livelli e, dopo un periodo di incubazione, diventano capaci di trasmetterlo all’uomo o ai cavalli. La puntura di Culex pipiens può infettare un individuo soltanto se l’insetto ha precedentemente succhiato il sangue da un uccello infetto, da un’altra persona malata o da un animale portatore; l’essere umano, tuttavia, non sviluppa una viremia tale da consentire una nuova trasmissione all’interno del ciclo vettore‐ospite, per questo si definisce un “ospite a fondo cieco”. Le uniche eccezioni alla trasmissione esclusivamente per via vettoriale riguardano casi rarissimi di trasfusioni o trapianti.
I sintomi, quando presenti, compaiono dopo un’incubazione che varia da due a quattordici giorni: nella gran parte dei casi si manifestano febbre, cefalea, nausea e malessere generale, con occasionali eruzioni cutanee. Solo in poche persone, tipicamente anziane o immunocompromesse, si giunge alla forma neuroinvasiva, caratterizzata da meningoencefalite con disorientamento, convulsioni e paralisi. In Campania, fra gli otto casi documentati, quattro hanno superato questa soglia di gravità.
Le attività di sorveglianza integrate – che comprendono l’analisi delle zanzare catturate, il tracciamento dei casi umani sospetti e le disinfestazioni mirate – insieme alla collaborazione della popolazione nel rimuovere raccolte d’acqua stagnante in giardini, sottovasi e grondaie, costituiscono un’armatura di protezione efficace contro l’espansione del virus. Grazie a questi interventi coordinati, al momento non si registra alcuna ulteriore trasmissione locale oltre i focolai già identificati, e non esistono segnali di un peggioramento della situazione.
È possibile ridurre ulteriormente il rischio indossando abiti protettivi nelle ore di maggiore attività delle zanzare, utilizzando repellenti adeguati e installando zanzariere alle finestre. In assenza di vaccini per l’uomo, queste buone pratiche, insieme alle misure di sanità pubblica, rappresentano le uniche armi per tenere sotto controllo il West Nile Virus.


