Il quartiere Arenella, di Napoli, sembrava essersi trasformato in un set cinematografico, ma era tutto reale. Poco dopo mezzogiorno, un commando di rapinatori ha fatto irruzione nella filiale del Crédit Agricole di piazzale Medaglie d’Oro.
Il blitz è stato brutale: un’Alfa Romeo Giulietta nera, risultata poi rubata e dotata di targa di cartone contraffatta, è stata lanciata contro la vetrata principale come un ariete, mandando in frantumi il silenzio della filiale e gettando nel panico clienti e dipendenti. I banditi, almeno quattro o cinque, avevano il volto coperto da maschere di cartapesta raffiguranti attori americani famosi, un dettaglio che ha reso la scena ancora più surreale e cinematografica.
All’interno, circa venticinque persone – tra cui impiegati, clienti e il direttore – sono state radunate e chiuse in una stanza. Alcuni ostaggi hanno accusato malori dovuti allo shock, ma nessuno è risultato in gravi condizioni. Nel frattempo, all’esterno, la piazza veniva blindata: carabinieri, polizia, vigili del fuoco e sanitari hanno isolato l’area, controllando ogni possibile via di fuga, compresi i locali attigui e i sottoservizi, mentre la folla cresceva e i video giravano già sui social.
Alle 12:47 è scattato l’intervento operativo. I vigili del fuoco hanno iniziato a forzare una vetrata blindata per creare un varco, e alle 13:30 il passaggio era aperto. Sei minuti dopo, tutti gli ostaggi erano fuori: venticinque persone liberate, alcune sorrette dai soccorritori, altre in lacrime, tutte provate ma vive. Mentre venivano accompagnate in caserma per essere ascoltate, all’interno della banca si preparava la fase più delicata.
Sul posto erano arrivati anche il procuratore Nicola Gratteri, il prefetto Michele di Bari e il generale di brigata Biagio Storniolo. Ma soprattutto, nel pomeriggio, è giunto da Livorno il Gruppo di Intervento Speciale (GIS), le “teste di cuoio” dell’Arma, atterrati in elicottero per la bonifica dell’edificio. L’irruzione è avvenuta intorno alle 16:50: i militari hanno attraversato il varco creato dai vigili del fuoco ed esplorato ogni stanza, ogni corridoio, ogni intercapedine. Ma dentro non c’era più nessuno.
La scoperta decisiva è arrivata poco dopo: nel pavimento della filiale era stato praticato un foro, un varco che conduceva ai cunicoli della rete fognaria. Secondo le ricostruzioni, i rapinatori avrebbero lavorato nella notte per aprire quel passaggio, preparandosi una via di fuga alternativa. Quando il GIS è entrato, i banditi erano già svaniti nel sottosuolo. Tecnici dell’ABC, l’azienda idrica cittadina, sono stati chiamati per ispezionare i tunnel, mentre la polizia scientifica analizzava l’auto-ariete abbandonata poco distante.
La piazza è rimasta chiusa per ore, la metropolitana ha deviato alcune uscite e il quartiere è rimasto paralizzato. Alla fine del pomeriggio, con la banca bonificata e gli ostaggi al sicuro, il procuratore Gratteri ha lasciato la scena. Ma la domanda più importante restava sospesa nell’aria: dove sono finiti i rapinatori? Le forze dell’ordine ritengono sempre più probabile che siano riusciti a dileguarsi attraverso i sottoservizi, forse raggiungendo altri tunnel della metropolitana o sbucando in un punto lontano dal perimetro di sicurezza.
L’operazione si è conclusa con un bilancio umano fortunatamente positivo, ma con un finale aperto: i banditi sono riusciti a fuggire, lasciando dietro di sé una banca devastata, un quartiere sotto shock e una città che, per un giorno, ha assistito a una scena da film. Le indagini proseguono, mentre gli investigatori raccolgono testimonianze e analizzano ogni dettaglio per risalire all’identità di una banda che ha dimostrato una pianificazione meticolosa e una fuga studiata nei minimi particolari.

