Mugnano del Cardinale, il giorno in cui la Madonna torna tra la sua gente: la processione che risveglia memoria, identità e fede

Mugnano del Cardinale ha vissuto oggi una giornata che non si è limitata a segnare una data sul calendario, ma ha riaperto gli scrigni della memoria collettiva. La processione di Maria Santissima delle Grazie ha attraversato il paese come un filo che ricuce generazioni, ricordi, promesse e gratitudine. La Patrona ha lasciato il Santuario di Santa Filomena per tornare tra la sua gente, e la cittadina intera si è raccolta attorno a Lei come si fa con una madre che ritorna dopo un lungo viaggio.

All’alba, i botti del mattino hanno rotto il silenzio, richiamando i mugnanesi con un suono che appartiene alla loro storia più intima e preziosa. Prima ancora di aprire gli occhi, molti hanno riconosciuto quel segnale che riporta all’infanzia, ai volti che non ci sono più, alle emozioni che si ripresentano puntuali ogni anno. La banda musicale ha accompagnato il risveglio del paese, diffondendo tra le strade quell’atmosfera che annuncia che la festa è davvero iniziata.

Piazza Umberto I si è riempita lentamente, come un cuore che si prepara a battere più forte. I cullatori sono arrivati con il tradizionale asciugamano sulle spalle, pronti a portare non soltanto una statua, ma un’eredità che appartiene a Mugnano. Accanto a loro giovani, adulti e, ormai da anni, anche tante donne: una comunità intera che si riconosce in un gesto antico. Famiglie con bambini, nonni con i nipoti, persone che hanno voluto mostrare ai più piccoli una tradizione che non si apprende sui libri, ma vivendola ogni istante.

La sacra statua di Maria Santissima delle Grazie, attribuita allo scultore napoletano Giacomo Colombo e restaurata di recente, è stata cullata come sempre, perché a Mugnano la Madonna non si porta: si accompagna. Prima dell’uscita, il Comitato Festa ha consegnato ai cullatori la maglietta rituale, un gesto semplice che segna l’inizio di una giornata speciale.

 

Alle 10 la Santa Messa, celebrata dal rettore del Santuario don Giuseppe Autorino, ha dato voce alla dimensione spirituale della festa. Un’ora dopo, le aste del Pallio e delle Torce hanno animato la mattinata, con gli storici gruppi Novative e Mariane e con la presenza di altri due gruppi, che hanno aggiunto curiosità e attesa. Quest’anno, per la prima volta il “Pallio” è stato vinto da un gruppo formato da soli maschi, denominato “Orgoglio mugnanese”, che per ottenere l’ambito privilegio di portarlo in processione hanno offerto 4.200 euro.

Poi gli sguardi si sono rivolti al Santuario. Alla presenza del sindaco Alessandro Napolitano, dell’amministrazione comunale e del rettore don Giuseppe Autorino, si sono vissuti gli ultimi momenti prima dell’uscita. Dopo la benedizione e il rito dell’incenso, è risuonata la parola che ogni mugnanese conosce: “Oissa, Oissa”. E tutto ha avuto inizio.

Alle 12 Maria Santissima delle Grazie è apparsa sulla soglia del Santuario. La piazza era gremita, attraversata da un’emozione che si percepiva nei volti, negli applausi, nelle battute leggere di chi cercava il posto migliore per comparire nella fotografia dell’uscita, possibilmente evitando i soliti “fotografi” ubiquitari. Dopo il passaggio sotto il tosello, sono arrivati il saluto a Santa Filomena e quello a Sant’Antonio.

Sul sagrato si è compiuto uno dei momenti più attesi: la sacra immagine è stata mostrata ai fedeli, con il seno sinistro scoperto e il Bambino al fianco nel gesto dell’allattamento. I cullatori hanno creato la tradizionale oscillazione, “’a squarcessa”, che da sempre commuove chi la osserva.

È iniziato così il lungo cammino. Una giornata di luglio che mette alla prova il corpo, ma rafforza il senso di ogni passo. Dietro la Madonna ha camminato un popolo intero: chi ringraziava per una grazia ricevuta, chi scioglieva una promessa, chi chiedeva forza, chi ricordava una persona cara.

In via Garibaldi la famiglia Isola, conosciuta come Santella, ha dato vita alla tradizionale leccerata: una pioggia di petali di rosa dai balconi, un gesto che ha trasformato la strada in un quadro in movimento. Poco dopo è arrivato l’omaggio floreale della famiglia D’Apolito, legata al presidente del Comitato Festa Pellegrino D’Apolito.

Il cammino è proseguito tra balconi addobbati e famiglie in attesa. È tornata la storica cocomerata della famiglia D’Apolito, nel ricordo del compianto Pellechiello, oggi custodita dai figli. Nel rione Mastrangelo la famiglia Prezioso ha offerto i panini, mentre poco più avanti una limonata fresca e una crema caffè hanno regalato sollievo ai cullatori e ai fedeli.

Nel rione Cardinale l’American Bar ha accolto la Patrona con i dolci. Alla chiesa di Maria Santissima del Carmelo si è vissuto il suggestivo saluto tra le due Madonne. Altri gesti di accoglienza sono arrivati dalle famiglie Antonio Napoletano, De Stefano e Festa, che ha offerto un cocktail analcolico ai frutti di bosco, fresco e colorato.

La processione è passata dal cimitero, luogo del ricordo e del legame con chi questa festa l’ha vissuta prima di noi. Poi via Turone, San Michele, via Mancini, il rione Cordatauro, dove la famiglia Masucci ha offerto un cocktail alle fragoline. Come da decenni, la classica foto di rito e la Nazionale hanno accompagnato gli ultimi tratti. Prima del ritorno, il salumificio Corbisiero ha offerto i panini con il salame.

Infine il rientro verso Piazza Umberto I, il giro finale, gli applausi, i fuochi d’artificio e il ritorno nel Santuario. I volti dei cullatori, segnati dal sole e dalla fatica, raccontavano più di qualsiasi parola: la gioia di aver compiuto un gesto che non è soltanto tradizione, ma identità.

Dopo la sistemazione della sacra immagine, la Santa Messa serale celebrata da don Giuseppe Autorino ha chiuso la giornata, mentre tra i membri del Comitato è tornata la domanda che ogni anno si ripete con un sorriso: “Quant’ha fatt’ ’a Maronn?”, riferimento alle offerte raccolte, ormai parte del folklore della festa.

E quando la sera ha avvolto il paese, Mugnano ha mostrato ciò che davvero la definisce: non soltanto la processione, ma tutto ciò che la circonda. L’asciugamano sulle spalle dei cullatori, i balconi adornati, i petali che scendono come una benedizione, le mani che salutano, le preghiere sussurrate, i gesti di accoglienza che si ripetono da decenni. In quel cammino condiviso il paese ha ritrovato la sua unità più profonda, quella che non si vede nei giorni ordinari ma che riaffiora quando la Patrona torna tra la sua gente.

La processione è terminata, ma ciò che ha lasciato non si è dissolto con la fine della giornata. È rimasto nell’aria, nei volti, nei ricordi. È rimasto nella certezza che, ogni anno, Mugnano non si limita a celebrare una festa: rinnova un patto con la propria storia. E nel volto di Maria Santissima delle Grazie, il paese ritrova la sua voce più autentica, quella che attraversa le generazioni e continua ad affermare, silenziosamente, l’identità e la fede di un popolo.