Guido Crosetto: fine dell’esercito inclusivo, via a riforma per efficienza e nuovi requisiti

Credit © Ministero della Difesa
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Nel messaggio del 4 novembre 2025, al Comando Operativo di Vertice Interforze di Centocelle, il Ministro Crosetto ha fissato una linea d’indirizzo inequivoca: “le Forze armate non devono essere inclusive, devono essere efficienti”. La frase non è un inciso, ma il baricentro di un’impostazione dottrinale che rilegge la funzione militare a partire dalla performance operativa e non dall’apertura sociale. La sede e la ricorrenza non sono casuali: la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è stata assunta come cornice simbolica per rimarcare che l’efficienza, non l’inclusività, è il criterio di legittimazione dello strumento militare.

Su questa traiettoria, il ministro ha scandito un secondo passaggio, altrettanto netto: “dobbiamo iniziare a parlare di requisiti”. L’enfasi sui requisiti non indica un’unica griglia uguale per tutti, ma implica la differenziazione dei criteri in funzione dei ruoli, con l’ovvia conseguenza che i profili di combattimento e quelli di supporto non possono essere selezionati alla stessa maniera. È una torsione che riporta la selezione alla logica della specializzazione, facendo saltare il presupposto di un accesso indifferenziato. Il riferimento ai requisiti è esplicito nelle ricostruzioni di giornata e si aggancia al medesimo impianto concettuale: efficienza prima di tutto.

Il terzo tassello è una critica al modello che si è andato sedimentando nel tempo: “bisogna tarare le forze armate in base ad aspettative future, dopo che per un periodo sono state considerate come strumento di assunzione“.  Qui Crosetto mette in discussione l’uso delle Forze Armate come bacino d’impiego, quasi fossero un ammortizzatore sociale. La correzione di rotta è altrettanto chiara: uno strumento costruito sulla logica dell’occupazione perde aderenza alla propria missione. Da questa diagnosi discende la spinta riformatrice, che contempla un incremento di 30.000 unità come parte di una revisione complessiva dell’architettura dello strumento, con l’obiettivo dichiarato di riallineare quantità e qualità del personale alla missione operativa e non alla mera funzione occupazionale.

In coerenza con questa impostazione, Crosetto ha aperto un fronte di discontinuità su un tema che incide direttamente sull’impiego quotidiano dei reparti: lo stop a “Strade Sicure”. La direttrice è limpida: ricondurre i militari al loro ruolo originario, quello della difesa dello Stato e delle operazioni coerenti con la missione, piuttosto che al presidio urbano. L’operazione, attiva dal 2008, viene indicata come una deviazione di funzione che il ministro giudica non più sostenibile nella fase attuale; il “passo indietro” è rivendicato come necessario per restituire centralità alla dimensione operativa e per evitare la cronicizzazione di impieghi impropri degli effettivi.

Nel registro valoriale, Crosetto ha collegato la riforma alla memoria del 4 novembre, ricordando che “ciò che siamo oggi è frutto del coraggio e del sacrificio di generazioni di donne e uomini” e ribadendo che servire lo Stato significa mettere disciplina e responsabilità al servizio della comunità nazionale. Questo richiamo, presente nel messaggio istituzionale diffuso dal Ministero, funge da cornice etica alla ridefinizione funzionale: efficienza non come tecnicismo sterile, ma come dovere verso la Repubblica e continuità con il sacrificio di chi ha servito prima.

Il quadro che ne risulta è di rottura controllata: efficienza come criterio ordinatore, requisiti differenziati come strumento di selezione, de-occupazionalizzazione della carriera militare e superamento dell’impiego urbano (“Strade Sicure”) per ricondurre i reparti al loro core operativo. È una dottrina che va oltre l’annuncio e disegna una filiera di conseguenze: ridefinizione dei profili, riallocazione degli effettivi, revisione normativa e una gestione del consenso che accetti la conflittualità di una transizione necessaria per riallineare lo strumento militare alla sua ragion d’essere.