La decisione del Comune di Bacoli di intimare la liberazione immediata delle aree demaniali crea tensione tra concessionari e cittadini: ricorsi in arrivo, stagione a rischio e diritti di accesso alle spiagge al centro del dibattito.

BACOLI – Un’ondata di tensione scuote il litorale flegreo, dove oltre centosettanta gestori di stabilimenti balneari, ristoranti e attività turistiche hanno ricevuto una PEC dal Comune che impone di liberare le aree demaniali entro sessanta giorni. La scadenza, fissata in piena estate, obbligherebbe i concessionari a smontare ombrelloni, chioschi e strutture mobili entro il 30 agosto, con lavori da avviare già prima di Ferragosto.
La misura nasce da una delibera di Giunta del 1° aprile 2025, che subordinava i nuovi bandi di assegnazione all’approvazione del Piano di utilizzo delle aree demaniali (PAD). Una successiva determina dirigenziale, la n. 647 del 14 aprile, ha disposto la redazione del piano e la regolamentazione delle procedure di evidenza pubblica, oltre alla liberazione delle aree non concedibili. Tuttavia, la stessa determina riconosceva l’“ultrattività” delle concessioni marittime, lasciando intendere che le attuali gestioni potessero restare in vigore fino a nuove disposizioni.
Il nodo è che il PAD non è ancora stato approvato: mancano la consultazione pubblica, i pareri degli enti competenti e la definizione delle regole per i futuri bandi. In questo vuoto normativo, la richiesta di sgombero appare prematura e rischia di generare una valanga di ricorsi al TAR, già in preparazione. Gli operatori contestano una decisione che, oltre a minacciare circa 1.500 posti di lavoro, potrebbe compromettere la stagione turistica e l’economia locale.
Ma la questione va oltre il destino dei concessionari. In gioco c’è il diritto dei cittadini di accedere liberamente alle spiagge demaniali, patrimonio collettivo che non può essere gestito nell’incertezza o nell’arbitrio amministrativo. La mancanza di trasparenza e di comunicazione da parte del Comune alimenta il malcontento: nessuna spiegazione ufficiale è stata fornita sulle ragioni di un provvedimento così drastico, né sulle garanzie per chi lavora e per chi frequenta il mare.
In un territorio dove il mare è identità e risorsa, la vicenda di Bacoli diventa simbolo di un equilibrio fragile tra tutela pubblica e interessi privati. E mentre si attende chiarezza, resta l’urgenza di una gestione che metta al centro la libertà dei cittadini e la salvaguardia del bene comune.

