Dalla fine dell’“età aurea” imperiale romana, e si può dire per oltre due millenni, il Mezzogiorno d’Italia godette solo di brevissime tregue e di fugaci momenti di pace. Teatro dapprima delle guerre che i Romani condussero contro Sanniti ed Epiroti, Cartaginesi e Salentini, venne percorso e devastato dagli eserciti in lotta.
Dal quinto all’undicesimo secolo la storia del Mezzogiorno non è poi che un seguito di rovesci politici e di conseguenti distruzioni interne: fossero le invasioni dei Visigoti o degli Ostrogoti, dei Bizantini o dei Franchi-Alamanni, dei Longobardi o dei Tedeschi, o le irruzioni e i colpi di mano degli Slavi, dei Dalmati e di altri corsari.
Le complesse vicende anzitutto videro nel 410 i Goti di Alarico prima prendere a sacco Roma e poi saccheggiare la Campania, tentando anche di espugnare, invano, Napoli. La Campania continuò poi a subire, sempre con i saccheggi dei Goti, danni economici gravissimi. Nei decenni successivi si impoverì sempre di più a causa delle incursioni dei Barbari come i Vandali.
Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente la provincia venne formalmente governata dagli Eruli e dagli Ostrogoti per conto dell’Imperatore d’Oriente. Anche con Teodorico, re dei Goti e d’Italia, essa continuava ad essere governata da un consularis a Capua. Sotto il regno di Teodorico la Campania godette però un lungo periodo di pace anche se le eruzioni del Vesuvio e la politica espansionistica di questo imperatore, con conseguente aumento delle tasse e la riduzione della spesa pubblica, impedirono alla provincia di riprendersi.
Tra il 535 e il 553 l’Italia venne invasa dall’esercito romano-orientale (o bizantino dall’antico nome della capitale dell’Impero romano d’Oriente, Bisanzio) condotto dal generale Belisario. Belisario nel 536 occupò Napoli e l’intera Campania. La Napoli della Magna Grecia finì così nelle mani dei greci di Bisanzio, mentre la Benevento Sannita si ritrovò a capo, come vedremo, di un ducato longobardo. Idem Capua: anche lei, dopo aver diviso per cent’anni il potere con Napoli, divenne capitale di un potente ducato guerrafondaio alleato di Benevento.
Solo per qualche anno il re dei Goti Totila, dopo aver sconfitto Belisario, riconquistò la Campania – oltre a gran parte dell’Italia. Totila venne infatti ucciso dal generale bizantino Narsete, che vinse anche il successore di Totila Teia e riportò definitivamente la Campania e l’Italia sotto il dominio bizantino. Questa lunga guerra goto-bizantina, che pure proseguì negli anni seguenti, lasciò, fra tante calamità, i peggiori segni nel paese. Ciò anche a causa del governo che vincitori instaurarono, oppressivo e vessatorio, detestato dalle popolazioni locali al punto da indurle a salutare quasi con sollievo l’arrivo di nuovi conquistatori settentrionali.
Lo storico di questi, il longobardo Erchemperto, riferisce che talune regioni del Mezzogiorno potevano paragonarsi allora al deserto che si fece sulla terra dopo il diluvio; e forse non esagera, anche se alle condizioni dell’interno giova contrapporre quelle, certamente assai migliori, delle coste.

L’interno della Campania, e soprattutto la zona intorno a Benevento, fu popolata da foederati longobardi fin dalla guerra gotica; si costituì il nucleo del Ducato di Benevento, il cui primo Duca fu Zottone. Con tale occupazione longobarda del territorio di Benevento (570), la Campania perse la sua unità: parte del suo territorio fu acquisito dal Ducato di Benevento che accorpò le province di Capua e Salerno, mentre sul restante territorio si esercitava l’autorità dell’impero di Costantinopoli. La penisola italiana si divise in due aree di influenza: quella longobarda a nord e una zona controllata dai Bizantini a sud. Così, Intorno al 590, si determinò la fine dell’unità territoriale della provincia di Campania, sostituita dal ducato di Napoli.
Il Ducato di Napoli all’origine fu una provincia bizantina (thema) retta da un governatore militare (dux). Nel VII secolo il Ducato comprendeva, oltre a Napoli, la ristretta area delle zone costiere (come le vicine Amalfi e Gaeta) che i Longobardi non erano riusciti a conquistare. Si estendeva nell’area dell’attuale città metropolitana di Napoli comprendendo, oltre la città, il Vesuviano, la Penisola sorrentina e l’Isola di Capri, l’Area flegrea e le isole d’Ischia e Procida, l’Afragolese, i territori di Pomigliano d’Arco, Caivano, Sant’Antimo, Giugliano (fino al Lago di Patria), il Nolano, oltre a zone dell’attuale provincia di Caserta come l’Aversano.
Dal 638 in poi, i poteri civili e militari vennero accentrati in un duca (dux), nominato dall’imperatore e sottoposto prima all’esarca di Ravenna e dopo la fine dell’esarcato allo stratega di Sicilia.
Nel 661, ridottosi il pericolo longobardo, Costante II nominò duca Basilio, un funzionario locale: fu il primo passo verso la formazione di uno stato indipendente da Bisanzio. Un ulteriore passo significativo verso la completa autonomia fu compiuto nell’840 quando il duca Sergio I di Napoli dichiarò ereditaria la carica ducale.
(Carmine Strocchia)

