Le acque sotterranee della Campania mostrano segnali sempre più preoccupanti di contaminazione da solventi clorurati, sostanze classificate come cancerogene o probabili tali, e le autorità sanitarie regionali hanno avviato verifiche e monitoraggi per valutare i rischi per la popolazione. Gli studi condotti dall’Università Federico II hanno evidenziato la presenza di tricloroetilene (TCE) e tetracloroetilene (PCE) in diverse aree della regione, con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla normativa. La Regione ha chiesto alle Asl di attivare controlli integrati su ambiente, salute pubblica e filiera agroalimentare, segnalando il rischio di esposizioni dirette attraverso l’uso di pozzi non controllati e indirette tramite il consumo di prodotti irrigati con acque contaminate.
Le criticità più rilevanti emergono nella provincia di Caserta, dove la Piana del Volturno e in particolare Villa Literno risultano tra le zone più esposte. Le analisi hanno rilevato superamenti ripetuti dei limiti di legge, con campioni prelevati anche in prossimità di scuole e uffici comunali. In alcuni casi, i valori di tetracloroetilene hanno superato ampiamente le soglie normative, confermando la necessità di interventi urgenti di caratterizzazione e bonifica. Situazioni analoghe sono state segnalate nell’area nord di Napoli, tra Acerra, Giugliano, Boscoreale e Striano, territori già segnati da anni di pressione ambientale. Anche in Irpinia e nel Salernitano sono stati avviati accertamenti su pozzi e sorgenti utilizzati per usi domestici e agricoli, mentre diversi sindaci hanno chiesto chiarimenti e la pubblicazione dei dati aggiornati per garantire trasparenza.
Sul fronte sanitario, l’Asl di Caserta ha avviato il programma “Villa Literno Salute”, che prevede esami clinici gratuiti, unità mobili e controlli sulla filiera alimentare in collaborazione con Arpac e Istituto Zooprofilattico. L’obiettivo è valutare eventuali correlazioni tra esposizione e patologie e monitorare la qualità dei prodotti agricoli e zootecnici provenienti dalle aree interessate. Le associazioni locali denunciano ritardi nei monitoraggi e chiedono un piano strutturale di controllo delle falde, ricordando che la presenza di solventi clorurati può derivare da attività industriali storiche, sversamenti illegali o cattiva gestione dei rifiuti, fenomeni purtroppo noti in alcune zone della regione.
A questo quadro si aggiunge l’aspetto tecnico, fondamentale per comprendere la portata del problema. Le soglie normative per le acque sotterranee in Italia, fissate dal D.Lgs. 152/2006, stabiliscono un limite di 10 μg/L per il tricloroetilene e 10 μg/L per il tetracloroetilene. Superare questi valori significa che l’acqua non è conforme agli standard di qualità ambientale e richiede indagini e interventi. I solventi clorurati sono composti più densi dell’acqua, capaci di scendere in profondità e formare lenti di contaminazione persistenti, difficili da intercettare e da rimuovere. La loro degradazione naturale è lenta e spesso incompleta, soprattutto nelle falde profonde, e questo rende la contaminazione un fenomeno che può durare anni anche dopo la rimozione della fonte.
Dal punto di vista sanitario, il tricloroetilene è classificato come cancerogeno certo, mentre il tetracloroetilene è considerato probabilmente cancerogeno. L’esposizione prolungata può interessare sistema nervoso, fegato e reni, oltre ad aumentare il rischio di tumori. Le vie di esposizione includono l’ingestione di acqua contaminata, l’inalazione dei vapori che possono risalire dal sottosuolo fino agli edifici e il consumo di prodotti agricoli irrigati con acque contaminate. È proprio questo il punto che preoccupa maggiormente le comunità locali: la possibile contaminazione della filiera agroalimentare, elemento centrale dell’economia campana.
In un territorio dove l’acqua è risorsa vitale per agricoltura, allevamento e uso domestico, la presenza di solventi clorurati nelle falde non è solo un problema ambientale ma una questione di salute pubblica e di fiducia nelle istituzioni. La trasparenza dei dati, la continuità dei controlli e la rapidità degli interventi saranno determinanti per evitare che questa emergenza diventi l’ennesima ferita ambientale destinata a rimanere aperta.
PROVINCIA DI AVELLINO
In provincia di Avellino, la situazione risulta concentrata nel comune di Montoro e presenta “elementi di particolare delicatezza per il coinvolgimento della rete idrica, dei pozzi, dei filtri, dei serbatoi e dei partitori”. I superamenti vengono registrati “nel corso del 2025, con valori ripetuti oltre i limiti consentiti e con un picco molto elevato pari a 30,52 µg/L di PCE in un punto di captazione”.
PROVINCIA DI CASERTA
“Il quadro più significativo – evidenzia la Direzione Tutela della Salute – riguarda la provincia di Caserta, in particolare la piana del Volturno e, soprattutto, il comune di Villa Literno. Nei dataset 2023–2024 i superamenti compaiono dal 22 settembre 2023 e si ripetono il 25, 26 e 27 settembre 2023, per poi riemergere il 7 novembre 2023 e il 1° marzo 2024. Nel solo territorio di Villa Literno sono presenti numerosi campioni oltre soglia, con valori di PCE molto elevati: 22,60 µg/L il 22/09/2023, 14,60 µg/L il 26/09/2023 e 24,00 µg/L il 07/11/2023. Nel dataset 2025 relativo allo stesso comune, i superamenti continuano e risultano distribuiti tra il 29 maggio, il 5 giugno e il 12 giugno 2025. Il dato è particolarmente rilevante poiché riguarda non solo pozzi privati, ma anche siti pubblici specificamente individuati, come ufficio anagrafe, stadio comunale, cimitero, scuola “Don Lorenzo Milani” e comando dei carabinieri”. Sempre nella provincia di Caserta si registrano ulteriori superamenti nei comuni di Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo, “delinenando un insieme di criticità diffuse, con una concentrazione particolarmente preoccupante nell’area di Villa Literno”.
PROVINCIA DI NAPOLI
Nella provincia di Napoli i superamenti sono stati rilevati nei comuni di Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale e Striano. “Ad Acerra – precisa la Regione – i dati mostrano superamenti già il 13 settembre 2023, con valori di TCE pari a 18,00 e 18,70 µg/L, confermati dai ricampionamenti del 20 ottobre 2023 anche per il PCE. A Boscoreale si registra un superamento il 22 febbraio 2024, mentre a Striano emerge un superamento significativo il 1° marzo 2024. Per Giugliano in Campania, il punto “RZZ1” presenta un valore di PCE pari a 3,10 µg/L il 6 dicembre 2023, nuovamente rilevato nel gennaio 2025”.
PROVINCIA DI SALERNO
Per la provincia di Salerno i superamenti sono stati riscontrati nei comuni di Scafati, Angri e Sarno, con valori rilevati nel primo trimestre del 2024. “La collocazione dei superamenti in un’area agricola e densamente antropizzata – evidenziano i documenti – richiede verifiche specifiche sugli usi irrigui, sull’esposizione indiretta e sulle possibili interferenze con la filiera agroalimentare”.

