Guerra in Ucraina – Kiev voleva davvero dirottare un Mig russo per simulare un falso attacco alla Nato?


Spoiler: l’unica cosa sicura è che non lo sapremo mai.

Secondo quanto riportato dai servizi di sicurezza russi, l’Ucraina, con il presunto supporto del Regno Unito, avrebbe tentato di mettere in atto un’operazione segreta per dirottare un caccia MiG-31 armato con un missile ipersonico Kinzhal.

L’obiettivo, sempre secondo la narrazione russa, sarebbe stato quello di simulare un attacco alla più grande base aerea della NATO, situata a Costanza, in Romania, per poi far abbattere il velivolo dalla difesa locale, generando così un incidente internazionale e spingendo l’occidente a intervenire in maniera più decisa,

Per realizzare questo piano, l’intelligence ucraina avrebbe cercato di corrompere piloti russi, offrendo loro una somma pari a tre milioni di dollari. L’operazione, stando alla versione fornita dall’FSB, sarebbe stata sventata prima che potesse concretizzarsi.

Chiaramente, nessuno può dire con certezza cosa risponda al vero e cosa sia una montatura. Proprio per questo, in una “guerra ibrida” come quella in atto, la guerra dell’informazione è tanto strategica quanto quella sul campo, ogni dichiarazione ufficiale andrebbe accolta con estrema prudenza.
Nessuna conferma indipendente ha finora avvalorato queste affermazioni, e le autorità ucraine, britanniche o della NATO non hanno rilasciato commenti in merito. Ma ciò non basta ad escludere che l’operazione sia stata veramente progettata.

In scenari come questo, dove la tensione è alta e gli interessi geopolitici si intrecciano in modo non sempre chiaro, la propaganda diventa un’arma potente, impiegata dalle due parti coinvolte direttamente – e forse anche da attori terzi – per orientare l’opinione pubblica, giustificare azioni, consolidare alleanze o provocare reazioni.

Come abbiamo sottolineato in altri articoli, la storia insegna che, in tempo di guerra, la verità è spesso la prima vittima. E in questo caso, più che mai, ciò che viene raccontato potrebbe essere un “false flag”, ovvero parte di una narrazione costruita per servire fini che vanno ben oltre i fatti.

Il termine “false flag” (in italiano: falsa bandiera) indica un’azione condotta in modo da far sembrare che sia stata compiuta da un altro soggetto, spesso per ingannare o manipolare l’opinione pubblica o giustificare una risposta politica o militare.

Tuttavia, non è da escludere che operazioni apparentemente attribuite a una parte possano in realtà essere orchestrate da un’altra. È il caso dell’attentato al metanodotto Nord Stream (i cui sabotatori sembrano essere stati ucraini) o quello dei droni precipitati in territorio europeo, la cui provenienza è rimasta incerta. Più precisamente, sebbene la narrazione dominante li attribuisca alla Russia, alcuni analisti hanno ipotizzato che possano essere stati lanciati dall’Ucraina stessa, con l’intento di provocare incidenti capaci di coinvolgere più direttamente la NATO.

Questa possibilità, per quanto controversa, si inserisce perfettamente nella logica della guerra ibrida, dove la confusione è una risorsa strategica. In tale contesto, la verità diventa un campo di battaglia a sé stante, manipolata, distorta o nascosta per servire obiettivi politici e militari.
La propaganda non è un accessorio del conflitto, ma uno dei suoi motori principali, alimentato da tutti gli attori coinvolti — diretti e indiretti — che competono non solo per il controllo del territorio, ma anche per quello della narrazione.

Così, ogni episodio — che si tratti di un gasdotto, di un drone, di un jet o di un presunto piano segreto — può essere parte di una strategia più ampia, dove l’ambiguità è deliberata e la percezione pubblica è il vero bersaglio.


 

ARTICOLI  CORRELATI:

 

Violazione dello spazio aereo polacco: ricostruire senza condizionamenti i fatti per evitare l’escalation

 

Guerra in Ucraina: l’opaco volto della crisi geopolitica e la tecnica manipolativa nota come “problema-reazione-soluzione”