QUI CANTAT BIS ORATA – Un viaggio immersivo tra sacro e profano inaugura la stagione “Musica UniSA”

Il cartellone dei Concerti in Ateneo 2026 dell’Università degli Studi di Salerno e del Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci annuncia per lunedì 23 febbraio alle ore 18:00, al Teatro Filippo Alison, un appuntamento dedicato alla ricchezza della tradizione partenopea: Qui cantat bis orat. Musica sacra e profana nella canzone napoletana. La locandina sottolinea come l’evento sia affidato all’Ensemble vocale e strumentale di musica antica del Conservatorio, una formazione che riunisce strumenti storici e voci specializzate nell’interpretazione filologica del repertorio.

Tra gli interpreti figurano musicisti come Raffaella Parrocchia e Cesare Noviello al violino, Alessandro Salomone e Sara Farina al mandolino, Angelo Della Rocca alla chitarra e Domenico Donatantonio alle percussioni, affiancati da un gruppo vocale composto da giovani cantori, tra cui Martina Bernabò, Antonio De Rosa, Simone Di Bartolomeo, Benedetta Di Marco, Sara Di Marino e Mariaolmina Fariello. Il coro vede la partecipazione di Carla Genovese, Elisa Pagliara, Giulio Pannullo, Paolo Sabatino, Graziella Santoro e Alessandro Tino. La direzione e il clavicembalo sono affidati a Francesco Aliberti, che firma anche alcune revisioni presenti nel programma.

Il percorso musicale proposto attraversa secoli di storia, alternando laude, villanelle e canzoni napoletane. La locandina riporta, ad esempio, brani come In vita e in morte mia e Gli ardenti miei desiri, entrambi anonimi, accanto alle laude di F. Soto de Langa, tra cui Mentre ti miro e Ringrazianti Gesù buono. Non mancano pagine celebri della tradizione popolare, come Canto delle lavannare a lo Vommero, Canzone del pescatore, Fenesta vascia e Lu tiramole, tutte attribuite ad autori anonimi. Il repertorio profano è rappresentato da villanelle vivaci e colorite, tra cui Boccuccia de no pierzeco di Velardinello, Villanella che all’acqua vai di G. L. Mollica e Tre donne belle di L. Primavera.

Il programma si arricchisce inoltre di una Ciaccona del Paradiso e dell’Inferno, definita “lauda drammatica”, e di un’aria operistica di Leonardo Vinci, So le sorbe e le nespole amare, tratta da Li zite ngalera e presentata in una revisione di Aliberti. La serata si conclude con la tradizionale Rosa d’argiento e con la lauda Nell’apparir del sempiterno sole di Soto de Langa, a suggello di un itinerario che unisce spiritualità, teatralità e radici popolari.

L’ingresso è previsto su prenotazione fino a esaurimento posti, come indicato nella locandina: “Ingresso su prenotazione fino ad esaurimento posti”. Un’occasione per riscoprire, attraverso un ensemble specializzato, la profondità e la varietà della musica napoletana antica, sospesa tra devozione e quotidianità, tra poesia e tradizione orale.