Valerij Gergiev rimane confermato alla Reggia di Caserta il 27 luglio per la rassegna “Un’estate da Re”, nonostante l’appello di Julija Navalnaja e le petizioni che ne chiedono l’annullamento, accusandolo di essere “promotore della politica criminale di Putin”.
Il festival, finanziato con 500 000 € di fondi di coesione (di cui il suo cachet è circa 25 000 €), si svolge dal 19 luglio e prevede presidi di protesta a Roma, Milano e una manifestazione davanti alla Reggia nel giorno stesso del concerto. Il governatore Vincenzo De Luca ha difeso la scelta, sottolineando che bloccare l’evento vorrebbe dire interrompere un dialogo culturale prezioso, soprattutto quando la Campania ha già accolto migliaia di profughi ucraini: “Non intendiamo accettare logiche di preclusione o di interruzione del dialogo, perché questo non aiuta la pace”.
Nato nel 1953 a Vladikavkaz, Gergiev ha studiato al Conservatorio di Leningrado e, dal 1988, è direttore artistico e principale direttore musicale del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, che sotto la sua guida si è affermato come una delle più importanti orchestre al mondo. Conosciuto per l’intensità espressiva e il rigore interpretativo, ha un repertorio vastissimo che spazia dal grande sinfonismo romantico di Čajkovskij alle sperimentazioni del Novecento di Šostakovič. Ha collaborato con orchestre di Londra, Berlino, New York e Los Angeles, lasciando un’impronta indelebile nel panorama operistico e sinfonico internazionale.
A nostro modo di vedere, pur condannando senza riserve l’aggressione russa all’Ucraina, riteniamo che il popolo italiano non sia ostile al popolo russo. Inoltre, mescolare l’arte e la cultura – patrimonio di umanità e bellezza – con le bassezze e gli orrori della guerra sarebbe fuori luogo e controproducente.
Far credere, a chi ascolta oltre i nostri confini, che l’Italia sia ostile alla popolazione russa non farebbe che allargare le distanze, mentre la vera via verso la pace passa proprio dal rispetto reciproco e dal mantenimento umano e culturale tra i popoli.
Dobbiamo sforzarci di essere – come raccomandava Papa Francesco – “costruttori di ponti” e non guastatori o costruttori di barriere, culturali o di altro tipo.
Intanto la controversia divide la politica e il mondo della cultura: il ministro della Cultura Giuli teme che l’appuntamento si trasformi in “cassa di risonanza della propaganda russa”, mentre dal Pd la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno chiede verifiche sul rispetto del regolamento etico della Reggia.
Diversi artisti si schierano fra chi denuncia “razzismo culturale” e chi invoca la separazione fra arte e politica. In parallelo, associazioni e studiosi discutono sull’efficacia del boicottaggio artistico come strumento di condanna e sul rischio di compromettere la libera circolazione delle idee.

