L’ITALIA INTERNA: IL TESORO CHE ATTENDE DI ESSERE RISCOPERTO. Piccoli comuni e borghi: la più grande infrastruttura culturale, sociale ed economica del Paese

Riflessioni del dottor Salvatore Guerriero. Presidente Nazionale e Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL

L’Italia è una delle nazioni più ammirate al mondo. Lo è per la sua storia, per l’arte, per il paesaggio, per il patrimonio culturale e per la straordinaria capacità di aver saputo costruire nei secoli un’identità unica. Eppure esiste un’Italia meno conosciuta, spesso dimenticata, che custodisce la parte più autentica della nostra civiltà: l’Italia dei piccoli comuni e dei piccoli borghi.

Questa Italia non è un museo a cielo aperto destinato ad essere osservato in silenzio. È una realtà viva, fatta di persone, tradizioni, imprese, artigiani, agricoltori, comunità che ancora oggi rappresentano il cuore più profondo della nostra identità nazionale.

Secondo i dati ISTAT, oltre il 70% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti, mentre circa 5.500 comuni rientrano nella categoria dei piccoli comuni. Gran parte del territorio nazionale è costituito da aree interne che ospitano milioni di cittadini ma che, negli ultimi decenni, hanno conosciuto un progressivo spopolamento, con una costante diminuzione della popolazione giovanile e un progressivo invecchiamento demografico.

È un fenomeno che non riguarda soltanto l’economia. Riguarda la sopravvivenza stessa di un patrimonio umano e culturale che nessun altro Paese possiede. Ogni giovane che lascia definitivamente un borgo non rappresenta soltanto un cittadino in meno. È una scuola che rischia di chiudere. È una bottega che abbassa la serranda. È una famiglia che non nasce. È un presidio sociale che scompare. È un pezzo della nostra storia che lentamente si spegne.

Paradossalmente, mentre il mondo cerca autenticità, qualità della vita, sostenibilità, turismo lento, produzioni tipiche e paesaggi incontaminati, noi rischiamo di abbandonare proprio ciò che costituisce il nostro più grande vantaggio competitivo.

È come possedere uno dei più grandi tesori del pianeta e non rendersene conto. I piccoli borghi non devono diventare archivi della memoria. Devono tornare ad essere luoghi di vita, di lavoro, di innovazione e di futuro.

Per riuscirci occorre una strategia nazionale che superi gli interventi frammentari e costruisca una vera politica di valorizzazione dell’Italia interna.

Occorre investire nelle infrastrutture materiali e digitali, garantire collegamenti rapidi con le grandi città e con i principali attrattori turistici, incentivare l’insediamento di nuove imprese, favorire lo smart working, sostenere l’artigianato, l’agricoltura di qualità, il commercio locale e il turismo esperienziale.

I borghi devono diventare parte integrante dell’offerta turistica italiana. Chi visita Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Milano o la Costiera Amalfitana deve poter essere accompagnato alla scoperta di quell’Italia meno conosciuta che custodisce castelli, monasteri, percorsi naturalistici, tradizioni enogastronomiche, siti archeologici e paesaggi straordinari.

Un turismo distribuito significa anche ridurre la pressione sulle grandi destinazioni e generare nuove opportunità economiche nei territori più fragili. Ma la valorizzazione non può limitarsi al turismo. La presenza stabile delle comunità rappresenta anche la migliore forma di tutela del territorio.

L’abbandono favorisce il degrado ambientale, aumenta il rischio di dissesto idrogeologico, frane, incendi, smottamenti e perdita della biodiversità. La manutenzione quotidiana del territorio, svolta da cittadini, agricoltori e imprese locali, costituisce la prima e più efficace difesa contro le calamità naturali.

Investire nei borghi significa quindi investire nella sicurezza dell’Italia. Significa prevenire anziché rincorrere le emergenze. Significa proteggere un patrimonio ambientale che appartiene alle future generazioni.

La sfida non è conservare il passato. La sfida è costruire il futuro partendo dalle nostre radici. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione, il lavoro a distanza, la transizione ecologica e le nuove tecnologie possono trasformare i piccoli comuni in laboratori di innovazione sostenibile, capaci di attrarre giovani, professionisti, imprenditori e investitori.

Serve una grande alleanza tra istituzioni, imprese, università, associazioni e comunità locali. Serve una visione nazionale che riconosca nell’Italia interna non un problema da assistere, ma una straordinaria opportunità da sviluppare.

La CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL ritiene che il rilancio dei piccoli comuni debba diventare una delle grandi priorità strategiche del Paese.

Non si tratta semplicemente di salvare dei borghi. Si tratta di salvaguardare l’anima dell’Italia. Perché la vera forza del nostro Paese non risiede soltanto nelle grandi città. Risiede soprattutto in quella rete straordinaria di comunità che, da secoli, custodisce il paesaggio, la cultura, il lavoro e la bellezza che il mondo ci invidia. L’Italia interna non chiede assistenza. Chiede di poter dimostrare il proprio valore.

E quando un Paese riesce a trasformare la propria storia in sviluppo, la propria identità in economia e la propria bellezza in opportunità, allora non sta semplicemente crescendo.

Sta costruendo il proprio futuro.


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