Il Vesuvio torna a respirare, ma lo fa tra le ferite ancora aperte di un incendio che ha devastato il suo versante più selvaggio. Dopo giorni di lotta contro le fiamme, l’intervento congiunto di Canadair, elicotteri, volontari e unità dell’esercito ha permesso di domare l’incendio, anche se la situazione resta delicata.
Le squadre di soccorso sono ora impegnate in una fase di monitoraggio dei focolai residui, con l’obiettivo di scongiurare possibili reinneschi. La vegetazione bruciata si estende per oltre 800 ettari, un colpo durissimo alla biodiversità del Parco Nazionale del Vesuvio e alla Riserva Tirone Alto Vesuvio, dove il fuoco ha divorato pini, lecci e habitat preziosi per la fauna locale. Distrutte anche vaste superfici di vitigno Anima Christi e delle tipiche albicocche del Vesuvio.

La Protezione Civile regionale ha ricevuto rinforzi e aiuto da molte regioni italiane, e sono arrivate colonne mobili da Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Trentino, Lazio e Veneto.
A dare un “aiutino” inatteso è stato il meteo: una grandinata improvvisa ha colpito l’area ieri, contribuendo a spegnere gli ultimi focolai e a raffreddare il terreno, facilitando il lavoro delle squadre a terra.
Un sollievo insperato dopo giornate di vento caldo e aria secca che avevano alimentato l’avanzata delle fiamme.
Nel frattempo, le autorità hanno avviato le indagini per chiarire le cause del disastro. Le Procure di Nola e Torre Annunziata hanno aperto fascicoli per incendio doloso, ipotizzando l’intervento umano dietro l’origine del rogo. A coordinare le operazioni di protezione e sicurezza è stata Claudia Campobasso, dirigente della Protezione Civile della Campania, che ha gestito con fermezza la mobilitazione dei mezzi e dei volontari. Al suo fianco, l’assessore regionale all’agricoltura e alla protezione civile Nicola Caputo, che ha parlato di “una ferita profonda per il territorio” e ha promesso interventi straordinari per la riforestazione e la tutela delle aree colpite.
La cenere ha raggiunto i comuni limitrofi, da Ercolano a Torre del Greco, mentre le strade di accesso al cratere sono rimaste chiuse per giorni. Il sindaco di Terzigno (da terra ignis= terra del fuoco) ha definito l’evento una “catastrofe ambientale”, e non è difficile dargli ragione: il Vesuvio, simbolo di potenza e bellezza, si ritrova ora sfregiato, ma non piegato.
La speranza è che la bonifica e la vigilanza costante possano impedire nuovi episodi e che la montagna torni presto a essere luogo di vita, non di fumo.


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