
«È come una caccia al tesoro»: con questa immagine la dottoressa Maria Concetta Conte ha spiegato la situazione che si trova a gestire alla guida dell’Azienda Sanitaria Locale di Avellino.
Alla base del suo discorso c’è un problema chiaro e concreto: la difficoltà a reperire medici, soprattutto specialisti, per coprire i posti vacanti che penalizzano l’offerta sanitaria sul territorio.
Conte, nominata alla direzione dell’ASL nell’ambito del rinnovo dei vertici regionali, entra in carica con l’obiettivo dichiarato di trasformare questa emergenza in un piano operativo, avendo a disposizione l’orizzonte amministrativo previsto per garantire continuità alla programmazione aziendale.
La fotografia tracciata dalla nuova direttrice non è soltanto un’impressione: è la descrizione di una condizione ricorrente in molte province italiane, dove reparti sotto organico, turni sovraccarichi e liste d’attesa lunghe nascono anche dall’impossibilità di attrarre e trattenere figure professionali qualificate. Per contrastare questo stato di cose, Conte indica tre direttrici operative da mettere in campo contemporaneamente: lavorare sulle sinergie tra strutture, avviare concorsi efficaci e introdurre misure che rendano gli ospedali più «appetibili» per i medici.
Sul fronte organizzativo la direttrice punta a ottimizzare risorse e competenze, favorendo la collaborazione tra presìdi per ridurre sprechi e sovrapposizioni e costruire reti che permettano a piccoli ospedali e servizi territoriali di dialogare meglio con i centri più grandi. L’idea pratica è evitare che unità rimangano isolate o sottoutilizzate e realizzare percorsi assistenziali più fluidi per i cittadini.
Sul piano del reclutamento, invece, è stata sottolineata l’urgenza di processi selettivi rapidi, trasparenti e mirati: procedure lunghe e non coordinate scoraggiano infatti molti candidati, soprattutto specialisti che possono scegliere offerte più snelle o condizioni contrattuali migliori altrove. Per questo la nuova direzione intende lavorare con la Regione e gli enti competenti per accelerare bandi e semplificare la selezione, senza rinunciare ai requisiti di qualità.
Modificare la percezione che i professionisti hanno del lavoro in provincia è forse la sfida più complessa: rendere «appetibili» gli ospedali significa mettere insieme condizioni contrattuali competitive, opportunità formative e di carriera, servizi per le famiglie dei professionisti e infrastrutture adeguate.
Non si tratta solo di incentivi economici, ma anche di migliorare la qualità della vita lavorativa — per esempio con turni più sostenibili e percorsi di crescita — così da offrire prospettive convincenti a chi si trova a scegliere dove operare.
La nomina e le prime parole della direttrice sono state accolte con attenzione dalla stampa locale e dalle organizzazioni sindacali. Le reazioni ricordano che, accanto alle dichiarazioni di intenti, la posta in gioco sarà la capacità di trasformare annunci in risultati misurabili: bandire concorsi e vederli andare a buon fine, ridurre le carenze negli organici e migliorare la continuità assistenziale. Per valutare l’efficacia del nuovo corso saranno quindi decisivi alcuni indicatori pratici — quanti concorsi saranno effettivamente banditi e chiusi con esito positivo, quanti specialisti arriveranno a ricoprire i posti vacanti, se le modifiche organizzative riusciranno a ridurre disservizi e liste d’attesa.
La sfida posta a Maria Concetta Conte misura la concretezza della politica sanitaria: non bastano analisi accurate o immagini efficaci, servono procedure snelle, investimenti mirati e una capacità di rendere la provincia un luogo dove i medici scelgono di andare e, soprattutto, di restare.
La direttrice ha tracciato una rotta precisa; ora il compito è trasformare quelle parole in azioni visibili, tracciando un percorso che ridia respiro ai reparti e fiducia agli utenti del sistema sanitario locale.

