La Giornata Internazionale delle Famiglie, celebrata ogni 15 maggio e istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite, è un’occasione preziosa per riflettere su quel nucleo apparentemente elementare ma in realtà complesso e stratificato che chiamiamo “famiglia”. È il grembo in cui cresciamo, la radice della nostra identità sociale ed emotiva, il primo e più potente specchio in cui impariamo a conoscerci attraverso gli altri. Ma è anche, paradossalmente, un campo di battaglia emotivo dove le affinità si mescolano a rivalità antiche come la Genesi.
Nonostante i tempi cambino e le forme familiari si evolvano – dalle famiglie nucleari tradizionali alle unioni arcobaleno, dalle famiglie allargate ai single con figli adottivi – la funzione sociale ed educativa della famiglia resta insostituibile. Essa è il primo luogo in cui si apprende il linguaggio dell’amore, del rispetto, del sacrificio. È lì che si forgia il senso di responsabilità, si impara a condividere (a volte anche il telecomando), si scopre che i limiti non sono prigioni ma confini della propria libertà.
Eppure, proprio quel calore avvolgente può diventare una trappola: l’eccesso di aspettative, le incomprensioni, i silenzi carichi di parole non dette possono trasformare la famiglia in un’arena in cui si combattono guerre silenziose, ma feroci. Lo dimostra, ironia della storia, il primo fratricidio dell’umanità: Caino e Abele.
Se Abele fosse stato figlio unico, oggi forse parleremmo del “paradiso terrestre” in tono meno nostalgico. E invece no: il suo essere fratello fu fatale. Non fu il peccato originale a spingere Caino, ma il paragone, il confronto, il sospetto di essere amato di meno. La storia della famiglia, da allora, è anche la storia delle sue fratture.
Chiunque abbia un parente sa che il proverbio “parenti serpenti” non è un’iperbole ma una scanzonata dichiarazione di poetico realismo. I legami di sangue possono essere caldi e avvolgenti, sì, ma anche viscosi, come certi abbracci da cui non si esce senza qualche morso. Basta un’eredità contesa, un pranzo di Natale, un figlio troppo somigliante al cognato, e l’unità familiare traballa come una teiera su un tavolo inclinato.
Ma è proprio in questo dualismo che risiede la vera bellezza della famiglia: non è un’istituzione ideale, bensì reale. Fatta di umani e non di santi. È nella tensione tra amore e frustrazione, tra il bisogno di essere visti e la paura di essere giudicati, che si manifesta la vera funzione della famiglia: essere una palestra di umanità. Un luogo in cui si può imparare, anche a forza di urla in salotto, cosa significa amare imperfettamente.
E così, in questa giornata che ci invita a celebrare le famiglie, è giusto farlo con uno sguardo lucido. Non idolatrando il focolare domestico come un santuario incontaminato, né demonizzandolo come fonte di ogni trauma esistenziale. La famiglia è, per ciascuno, la prima occasione di crescita. A volte la prima caduta, spesso il primo atto di resilienza.
(Antonio DE ROSA)

