Sì, è proprio vero: nell’antica e democratica Atene il “leader” lo sceglievano gli Dèi, tramite il sorteggio

Nell’antica Atene la democrazia funzionava in un modo che oggi ci sembrerebbe quasi surreale: invece di eleggere un leader, gli Ateniesi preferivano estrarre a sorte la maggior parte delle cariche pubbliche. Non esisteva un “capo” nel senso moderno, ma una serie di magistrati che si dividevano il potere. Tra questi, la figura più vicina a un’autorità civile era l’arconte eponimo, mentre la gestione quotidiana della città era affidata ai prìtani, che presiedevano l’assemblea e prendevano decisioni operative. Tutti costoro, tranne gli strateghi militari, venivano sorteggiati.

Il metodo era tanto semplice quanto geniale: si usavano sassolini bianchi e neri o, più tardi, il famoso kleroterion, una sorta di macchina della fortuna in pietra. I cittadini inserivano le loro tessere, si faceva scorrere una serie di sassolini e il colore decideva chi avrebbe ricoperto la carica. Era un sistema che impediva la formazione di élite permanenti, limitava la corruzione e, soprattutto, lasciava spazio a un elemento che per gli Ateniesi era fondamentale: la volontà degli dèi. Per loro il caso non era mai solo caso, ma un modo per dire che la scelta finale non spettava agli uomini, bensì alle potenze divine che guidavano il destino della città.

Guardando a ciò che accade oggi sulla scena internazionale, viene quasi da sorridere pensando che gli Ateniesi avessero trovato un modo per evitare certe derive. Forse, prima di affidare un Paese a qualcuno, potremmo prendere spunto da loro e introdurre almeno un paio di criteri minimi: un esame antidroga, una disgnosi psicologica seria, e poi, superati questi requisiti di base, magari anche un pizzico di sorteggio non guasterebbe. Non per tornare all’antichità, ma per ricordarci che, in fondo, quando la scelta era affidata agli Dèi, certe catastrofi diplomatiche non succedevano e – come sostengono alcuni – i politici dell’epoca non dovevano indebitarsi con i gruppi di potere per farsi eleggere e conseguentemente sdebitarsi poi con i fondi pubblici.