Cassa integrazione per caldo 2026: misure nazionali e regionali in Italia e Campania contro le ondate di calore

La cassa integrazione per caldo estremo torna al centro delle politiche del lavoro italiane in un’estate che si preannuncia segnata da ondate di calore lunghe e intense su gran parte d’Europa. Il Governo, con il Consiglio dei ministri del 22 giugno 2026, ha approvato un decreto che reintroduce le misure straordinarie già utilizzate negli anni scorsi per consentire alle imprese di sospendere o ridurre l’attività lavorativa durante le “eccezionali ondate di calore”, garantendo al tempo stesso una tutela economica ai lavoratori coinvolti.

Quando si parla di “Cig per il caldo” si fa riferimento alla Cassa Integrazione Guadagni utilizzata con causale legata alle condizioni meteorologiche estreme. Si tratta di un ammortizzatore sociale che consente alle aziende di sospendere o ridurre l’orario di lavoro senza licenziare il personale, riconoscendo ai dipendenti una prestazione economica a carico dell’Inps pari a circa l’80% della retribuzione per le ore non lavorate. Le linee guida dell’istituto prevedono che la cassa integrazione per caldo possa essere concessa quando la temperatura reale o percepita supera i 35 gradi, ma anche al di sotto di questa soglia se l’elevata umidità, lo sforzo fisico intenso, l’esposizione diretta al sole o l’uso di dispositivi di protezione che aumentano la temperatura corporea rendono impossibile svolgere l’attività in condizioni di sicurezza.

Il nuovo decreto del 2026 ripristina, in deroga, la possibilità di accesso ai trattamenti di integrazione salariale in presenza di ondate di calore eccezionali, seguendo l’impianto già sperimentato nel 2025 e, più a monte, nel quadro normativo aperto dal Decreto‑legge 28 luglio 2023 n. 98, convertito nella legge 18 settembre 2023 n. 127. Quest’ultimo aveva introdotto misure straordinarie per fronteggiare le emergenze climatiche, consentendo alle imprese dei settori più esposti (edilizia, agricoltura, estrazione, cantieristica e attività all’aperto o in ambienti non climatizzati) di attivare in modo semplificato la Cassa Integrazione Ordinaria o strumenti equivalenti, senza i consueti vincoli sulle ore utilizzabili e senza contributo addizionale.

La Cig per il caldo si applica in particolare ai comparti in cui il rischio di stress termico è più elevato: edilizia, agricoltura, florovivaismo, cave e lapidei, lavori stradali, logistica nei piazzali e, in generale, tutte le attività svolte all’aperto o in capannoni e ambienti non climatizzati. In questi contesti, soprattutto nelle ore centrali della giornata, l’aumento della temperatura, combinato con l’umidità e con l’uso di dispositivi di protezione individuale, può trasformare il lavoro in un pericolo concreto per la salute, giustificando la sospensione dell’attività e l’accesso agli ammortizzatori sociali.

L’emergenza non riguarda solo l’Italia. Le previsioni stagionali indicano per l’estate 2026 temperature spesso sopra la media su gran parte del continente europeo, con ondate di calore che interessano in particolare Italia, Francia e Spagna e valori che possono raggiungere o superare i 40 gradi, fino a 45 gradi in alcune aree interne della penisola iberica. Le autorità meteo e sanitarie segnalano un aumento del rischio di incendi e, soprattutto, di effetti sulla salute, con notti afose che impediscono al corpo di recuperare e accrescono lo stress cardiovascolare, in particolare per anziani, bambini e soggetti fragili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le ondate di calore una vera e propria emergenza sanitaria in Europa, richiamando l’attenzione sull’aumento dei decessi correlati al caldo e sulla pressione esercitata sui sistemi sanitari. Secondo i dati dell’Oms, nella Regione europea il caldo ha causato oltre 200.000 decessi negli ultimi quattro anni, con una crescita della mortalità legata alle alte temperature di circa il 30% negli ultimi vent’anni. L’agenzia sottolinea come le ondate di calore colpiscano in modo particolare gli over 65, le persone con patologie croniche, i lavoratori all’aperto e chi vive in condizioni abitative o socio‑economiche svantaggiate.

In Italia, il Ministero della Salute ha riattivato i bollettini sulle ondate di calore, che per l’estate 2026 coprono 27 città con previsioni a 24, 48 e 72 ore, e ha già segnalato numerosi giorni da “bollino rosso”, il livello di allerta massimo per il rischio sanitario legato al caldo. In giornate come il 23 e 24 giugno, fino a 15‑16 città risultano in bollino rosso, con condizioni che possono avere effetti significativi sulla salute dei più fragili e dei lavoratori esposti.

Accanto alla Cig per il caldo, molte Regioni hanno adottato ordinanze che limitano o vietano il lavoro nelle ore più torride, in particolare tra le 12:30 e le 16:00, utilizzando le mappe di rischio del progetto Worklimate (Inail‑Cnr) per individuare i giorni e le aree a rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa. Toscana, Liguria, Piemonte, Lazio, Emilia‑Romagna, Puglia, Veneto e altre Regioni hanno previsto negli ultimi anni stop o forti limitazioni per cantieri, agricoltura, cave, logistica e rider nelle fasce orarie più critiche, spesso con scadenze che arrivano fino a fine agosto o metà settembre.

La Campania si è mossa in modo sistematico su questo fronte già negli anni scorsi. Nel 2023 il presidente regionale ha emanato un’ordinanza che, fino al 31 agosto, vietava il lavoro nel solo settore agricolo in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00, nei giorni in cui le mappe Worklimate segnalavano un livello di rischio “alto”. Nel 2025 un’ordinanza successiva ha esteso il divieto anche ai settori edile ed affini, confermando la stessa fascia oraria e il riferimento alle mappe di rischio, con l’obbligo per i concessionari di pubblico servizio di garantire comunque i livelli minimi dei servizi essenziali.

Per l’estate 2026 la Regione Campania ha già adottato una nuova ordinanza, in vigore dal 21 giugno al 31 agosto, che vieta lo svolgimento delle attività lavorative nei settori agricolo, edile e affini in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia 12:30‑16:00, nei giorni e nelle aree in cui le mappe Worklimate indicano un livello di rischio “alto” per i lavoratori impegnati in attività fisica intensa. Sono escluse solo le operazioni urgenti e indispensabili per il ripristino di servizi essenziali, mentre per i concessionari di pubblico servizio è previsto l’obbligo di adottare misure organizzative per garantire i livelli minimi delle prestazioni.

Questo intreccio di misure nazionali e regionali – dalla Cig per il caldo alle ordinanze che vietano il lavoro nelle ore più torride – risponde a un quadro climatico in cui le ondate di calore non sono più eventi eccezionali ma fenomeni ricorrenti, con impatti crescenti sulla salute pubblica e sull’organizzazione del lavoro. In Spagna, Francia e in altri Paesi europei le temperature previste fino a 40‑45 gradi, le notti tropicali e i primi decessi registrati già a maggio mostrano come il caldo estremo stia diventando un fattore strutturale di rischio, soprattutto per anziani, persone con patologie croniche e lavoratori esposti all’aperto.

In questo contesto, la cassa integrazione per caldo estremo e le ordinanze di sospensione delle attività nelle ore più critiche non rappresentano solo strumenti di tutela del reddito, ma anche tasselli di una più ampia strategia di prevenzione sanitaria e di adattamento al cambiamento climatico, che richiede il coordinamento tra Governo, Regioni, enti previdenziali, ispettorati del lavoro e sistemi sanitari per ridurre il rischio di stress termico e proteggere i soggetti più vulnerabili.