Campi Flegrei, scossa di 3.0 nella notte e allarme gas a Pisciarelli: monitoraggio rafforzato e timori tra i residenti

La notte tra il 23 e il 24 giugno 2026 ha lasciato una scia di inquietudine nei Campi Flegrei, non solo per la scossa Md 3.0 avvertita alle 03:02 e percepita con forza tra Pozzuoli, Agnano e i quartieri occidentali di Napoli, ma anche per il contesto in cui questo nuovo episodio sismico si inserisce. La popolazione è stata svegliata da boati improvvisi e da un tremore secco e superficiale, tipico del bradisismo flegreo, che da mesi scandisce le giornate e le notti degli abitanti della caldera. Le autorità scientifiche hanno confermato che l’evento rientra nella dinamica dello sciame in corso, ma la forte percezione ha riacceso timori e richieste di chiarimenti.

L’INGV ha ribadito che l’area è monitorata in continuo, con analisi in tempo reale di ogni variazione sismica o geochimica. La Protezione Civile ha invitato i cittadini a mantenere comportamenti prudenti, ricordando l’importanza di conoscere i punti sicuri delle abitazioni, evitare ascensori durante o subito dopo una scossa e segnalare eventuali criticità solo in caso di reale necessità. Il Comune di Pozzuoli ha confermato l’assenza di danni, ma ha attivato verifiche tecniche nelle zone più vicine all’epicentro, mentre i piani di emergenza restano aggiornati e pronti all’uso.

A rendere il quadro più complesso è anche un recente studio scientifico che ha attirato l’attenzione degli esperti. Nella zona della fumarola di Pisciarelli, uno dei punti più attivi del sistema idrotermale flegreo, sono state rilevate concentrazioni insolitamente elevate di idrogeno solforato, un gas altamente tossico. Le misurazioni, pubblicate su Nature, sono state possibili grazie a una tecnologia laser avanzata sviluppata dal Dipartimento Interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari insieme all’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR. La tecnica, chiamata QEPAS, funziona come un “orecchio laser”: un fascio di luce infrarossa induce vibrazioni nelle molecole e un diapason di quarzo ne rileva la minuscola onda acustica generata.

Grazie a questo metodo innovativo, i ricercatori hanno registrato valori fino a 60 ppm, cioè circa dodici volte superiori alla soglia oltre la quale l’esposizione breve può risultare pericolosa per l’uomo. Si tratta di livelli che i sensori tradizionali, installati nella stessa area, non avevano mai rilevato, fermandosi a 3-4 ppm. Tuttavia, lo studio ha anche evidenziato che a poche decine di metri dalla fumarola le concentrazioni scendono rapidamente sotto i limiti di rischio, confermando che il gas si disperde molto velocemente nell’atmosfera. Inoltre, non sono stati rilevati segnali di biossido di zolfo, un indicatore chiave di un possibile contributo magmatico diretto: un dato che conferma come Pisciarelli sia, almeno allo stato attuale, un sistema idrotermale e non un condotto di risalita magmatica.

Questi risultati non indicano un pericolo immediato per la popolazione, ma hanno comunque alimentato una certa preoccupazione tra gli abitanti, già provati dalla sequenza sismica e dal sollevamento del suolo. La combinazione tra scosse notturne, boati, attività fumarolica intensa e nuove evidenze scientifiche sui gas tossici contribuisce a un clima di tensione diffusa, che le autorità stanno cercando di gestire con comunicazioni costanti e trasparenti.

In questo scenario complesso, gli esperti invitano a mantenere la calma ma anche a non sottovalutare l’importanza di seguire le indicazioni ufficiali. La situazione resta sotto osservazione continua e ogni variazione significativa verrà comunicata tempestivamente, mentre la popolazione è incoraggiata a informarsi solo attraverso canali istituzionali e a evitare la diffusione di notizie non verificate, che rischiano di alimentare ulteriormente l’ansia collettiva.


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