Avellino è stata sorpresa da una serie di episodi che segnalano un clima pesante in alcune zone – del centro storico e non solo – che stanno alimentando una crescente preoccupazione. Nulla di paragonabile a quanto avviene in altre aree della Campania e d’Italia, per fortuna. Tuttavia, è un fatto incontestabile che, in seguito agli ultimi segnali, il capoluogo irpino si stia scoprendo improvvisamente vulnerabile.
Oltre all’episodio incendiario di alcuni mesi fa, a carico di un cantiere edile, e prontamente attenzionato dalle Autorità, a preoccupare l’opinione pubblica sono due fatti che segnalano come il tessuto urbano mostri crepe di disagio , di insofferenza e di malessere che vanno affrontati e risolti.
Il primo episodio è quello occorso nel pomeriggio del 2 agosto, in Corso Vittorio Emanuele, nei pressi della villa comunale. Dove una donna che passeggiava insieme al figlio di sette anni è stata aggredita senza apparente motivo da un uomo di origine straniera. Secondo le ricostruzioni delle Forze dell’Ordine, intervenute tempestivamente su segnalazione dei passanti, l’uomo ha sferrato un violento pugno al volto della donna, facendola cadere a terra mentre cercava di proteggere il bambino, rimasto illeso ma profondamente scosso dall’evento. La vittima è stata trasportata all’ospedale “Moscati” per le cure del caso, con una prognosi di alcuni giorni; il minore, seguito dagli psicologi del pronto soccorso, non ha riportato ferite fisiche, mentre l’aggressore è stato individuato e fermato poche ore più tardi grazie al coordinamento tra Carabinieri e Polizia di Sato.
Il secondo episodio – avvenuto in pieno giorno in Piazza Kennedy – riguarda un giornalista (non della nostra testata) che ha documentato l’accaduto con un video da lui poi diffuso sui Social. In questo caso – pur cercando di non cadere nell’errore di trasformare ogni contatto, in una presunta “emergenza sociale” – dal filmato appare chiaro come il clima che si respira in quell’area sia piuttosto “pesante” e inquietante.
In sintesi, al giornalista, che stava semplicemente riprendendo l’area e non i volti delle persone, è stato chiesto più volte – dagli extracomunitari presenti – di sospendere le riprese e, addirittura, di consegnare il telefonino. Come se quel “territorio” fosse di loro proprietà e competenza.
Il giornalista, non ha alimentato lo scontro ma non si è fatto intimorire, e si è allontanato, senza consegnare nulla, con il proposito dichiarato di ritornarvi in un momento successivo e con le precauzioni opportune.
A ciò si aggiungono altri episodi, già noti, avvenuti nello stesso luogo, che evidenziano una fragilità crescente nel tessuto sociale cittadino, di cui bisogna prendere coscienza e che bisogna arginare prima che diventi incontrollabile.
Infine. deve essere chiaro che la sicurezza non può essere affidata solo ai controlli e all’efficienza indiscutibile delle Forze dell’Ordine: occorrono anche interventi strutturali, sociali e culturali, soprattutto relativamente agli aspetti dell’accoglienza e delle attività interetniche.
Anche di questo si dovrà occupare il prossimo sindaco di Avellino. Negare l’evidenza, nascondere la polvere sotto il tappeto, non fa bene ad Avellino.


