Da qualche tempo, nelle notti in cui il mondo sembra più confuso del solito, qualcuno giura di aver visto (o, forse – a causa dello stato di stress causato dagli attuali costi dei carburanti – l’ha solo sognata) una figura avvolta in un mantello svolazzante, come Zorro, e con una maschera nera che nasconde tutto tranne l’aria perennemente burbera. Lo chiamano l’Incasinatore Mascherato. Un personaggio misterioso che vaga tra summit, consigli di guerra, borsa e mercati globali con un unico scopo: incasinare tutto ciò che tocca. Non per cattiveria, intendiamoci. È che nella sua testa regna una tale Entropia, un tale groviglio di idee, pensieri e teorie mal digerite che l’universo, per pura empatia o per risonanza, sembra adeguarsi.
Si dice, infatti, che il suo superpotere sia proprio quello di ingarbugliare la realtà come fosse un filo delle cuffiette lasciato in tasca cinque minuti. Appare a un vertice internazionale e, senza dire una parola, riesce a far sì che due Paesi che stavano per accordarsi improvvisamente non capiscano più nemmeno cosa stavano negoziando. Passa vicino a un ministero dell’economia e i dazi cambiano direzione come un gatto che vede un cetriolo. Entra in una conferenza stampa e, magicamente, ogni dichiarazione ufficiale diventa interpretabile in almeno sette modi diversi, nessuno dei quali rassicurante, e completamente diversa dalle dichiarazioni del giorno prima.
Lui, però, ha una spiegazione molto semplice per tutto questo: “È colpa del secondo principio della termodinamivca”. La pronuncia così, con quella “v” che non dovrebbe esserci, perché persino le parole, al suo passaggio, si confondono. Secondo lui, l’universo tende al disordine e lui non fa altro che dare una mano, accelerando il processo con entusiasmo e una certa creatività. In fondo, sostiene, se il mondo è sempre più complicato, è solo perché sta diventando più simile a lui.
Gli analisti geopolitici lo temono, i mercati lo odiano, i commentatori televisivi lo adorano perché grazie a lui hanno sempre qualcosa di incomprensibile da spiegare. Da quando l’Incasinatore mascherato è tornato, nessuno sa più se un accordo commerciale sia valido, sospeso o immaginario; le alleanze internazionali cambiano con la stessa frequenza con cui si cambia canale durante la pubblicità; e la gente comune ha iniziato a sospettare che forse, tutto sommato, il caos non è un incidente, ma un progetto.
Il suo obiettivo finale, dicono, è rendere il mondo complesso quanto la sua testa. E forse ci sta riuscendo. O forse ci era già riuscito prima ancora di arrivare. Difficile dirlo, perché con lui non si capisce mai se sia in anticipo, in ritardo o semplicemente fuori sincrono rispetto al resto del pianeta. Secondo fonti solitamente ben informate, sembra che sia sempre più attratto dalla Samba cubana, almeno quanto dal Mattak groenlandese. Di certo, finché continuerà a svolazzare con il suo mantello dell’entropia, l’ordine resterà un’ipotesi teorica. E il mondo, inevitabilmente, diverrà sempre più instabile ed entropico.

