La ricetta della “Nerano” nasce, nel 1952, lungo le scogliere a picco della Costiera Amalfitana, dove fin dai primi decenni del Novecento le anziane massaie diffondevano nell’aria il profumo delle zucchine appena saltate in padella, che si mescolava alla salsedine come fosse parte del mare stesso: i “cucuzzielli”, piccoli ortaggi allungati, coltivati dai contadini locali e cucinati al volo per ristorare i pescatori tra una rete e l’altra.
In questo scenario denso della genuinità di altri tempi un brillante protagonista della movida caprese, soprannominato “Pupetto” — principe di Sirignano e autore del libro Vita di un uomo inutile — iniziò a sperimentare mescolando sapori con coraggio insieme a Rosa Andreone, pronipote di Maria Grazia e oste della storica trattoria di Marina del Cantone. Fu proprio con lei che ideò un connubio tuttora amato: spaghetti al dente avvolti in una crema di zucchine dorate, spolverati di pepe nero e arricchiti dal carattere deciso del provolone del Monaco, ovvero la Nerano, che prese questo nome dalla frazione di Nerano, nel comune di Massa Lubrense, proprio di fronte a Marina del Cantone.
Col passare degli anni, quella che era una semplice ricetta di conforto divenne un simbolo non solo della Costiera Amalfitana ma anche dell’entroterra irpino, tanto che a Sirignano (Av) – dove “Pupetto” Caravita possedeva il “Castello del Principe”, la Pro Loco, su suggerimento dello chef Gennaro Mainolfi, ha reintrodotto la Nerano durante la sagra del Castrum Fest in cui le allegre e festose tavolate rievocano l’incontro tra mare e monti, portando in tavola l’identità di un territorio che, pur distante dalla Costiera, custodisce gelosamente la tradizione di un piatto destinato a durare nel tempo.
La fama degli spaghetti alla Nerano superò presto i confini regionali, conquistando le pagine di riviste gastronomiche come il Gambero Rosso, che ne ricostruì le origini tra rubriche di “Storie” e “Attualità”. A tal proposito, la testata individuò in Antimo, ostiere di Marina del Cantone negli anni ’50, un tassello fondamentale: fu lui a trasformare le zucchine in una salsa corposa e quasi vellutata, grazie a una lenta mantecatura in padella con abbondante olio extra vergine d’oliva. Antimo, con il suo sorriso burbero, impreziosiva il piatto con un filo di succo di limone e qualche foglia di basilico spezzata al momento, regalando un sorprendente tocco di freschezza.
Negli anni ’70, Titina, cuoca anch’essa di Marina del Cantone, valorizzò la Nerano inserendola in un percorso di assaggi con prodotti tipici: i suoi spaghetti venivano serviti in cestini di paglia, per mantenere il calore e sprigionare l’aroma della campagna alle spalle del mare.
Questi gesti tradizionali convinsero i critici del Gambero Rosso a definire la Nerano non solo un piatto ma un vero manifesto di cucina territoriale, imprescindibile per chi voglia assaporare il genius loci della Costiera.
Il viaggio della Nerano ha poi varcato l’Oceano: grazie ai turisti americani e agli chef italiani all’estero, il piatto è diventato simbolo dell’estate sulle tavole di New York, Miami e Los Angeles. In questi ristoranti si usano le zucchine trombetta di Albenga e, per mantenere l’autenticità, il provolone del Monaco Dop.
Alcune versioni propongono zucchine fritte a julienne, ma i puristi ricordano che la vera Nerano prevede una cottura lenta, un filo di olio a crudo e una spolverata di pecorino locale, per bilanciare dolce e salato.
Critici e food blogger internazionali hanno analizzato le differenze tra le versioni casalinghe e quelle d’autore: spesso minimaliste e monocromatiche, in cui la crema di zucchine diventa assoluta protagonista, accarezzando gli spaghetti in un abbraccio cremoso.
A New York basta un calice di Falanghina o di Greco di Tufo per completare l’esperienza, mentre in California si sperimentano bollicine locali, alla ricerca di un equilibrio tra sapidità e freschezza che esalti il richiamo marino della ricetta.
Tornando alle origini, la Nerano rimane un’esperienza sensoriale nata dalla memoria collettiva e dalla capacità di chi ha saputo guardare al passato per creare un piatto senza tempo. Ogni forchettata racconta l’alba sul golfo, il lieve dondolio delle barche e il profumo dell’estate tra le stradine dei pescatori.
Proprio questa forza evocativa trasforma la Nerano in un capitolo imprescindibile della narrativa culinaria italiana, capace di unire generazioni e continenti con il suo indimenticabile connubio di zucchine e formaggio.

