Fiorentino Sullo: il ritorno ad Avellino delle spoglie del Ministro che cambiò il destino dell’Irpinia

Questa mattina, nella solennità del Santuario del Santissimo Rosario di Avellino, si è celebrato un momento di profonda intensità civile e storica: il ritorno delle spoglie di Fiorentino Sullo e della sua consorte Elvira de Laurentiis nella terra che egli ha amato visceralmente e servito con dedizione assoluta. Alla cerimonia, intrisa di commozione e memoria, hanno preso parte le più alte cariche istituzionali, tra cui il presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sindaco di Avellino Laura Nargi, insieme all’onorevole Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Sullo. La presenza di tali figure ha conferito al rito non solo un valore commemorativo, ma anche un riconoscimento tangibile dell’eredità politica e morale di uno dei protagonisti più emblematici della storia repubblicana italiana.

Fiorentino Sullo, nato a Paternopoli nel 1921 e cresciuto a Castelvetere sul Calore, fu il più giovane deputato dell’Assemblea Costituente, e da allora ha attraversato nove legislature, ricoprendo ruoli ministeriali di rilievo nei dicasteri dei Lavori Pubblici, della Pubblica Istruzione, del Lavoro e della Ricerca Scientifica. La sua figura si staglia come quella di un uomo delle istituzioni, ma anche di un intellettuale raffinato, capace di coniugare la cultura classica con una visione politica moderna e coraggiosa. Sullo non fu mai un uomo di compromessi facili: la sua coerenza, spesso scomoda, lo portò a dimissioni volontarie da incarichi governativi quando riteneva che le condizioni politiche non fossero compatibili con i suoi principi. In un’epoca segnata da trasformismi e ambiguità, Sullo rappresentò una voce fuori dal coro, un democristiano anomalo, come lo definì la stampa, capace di sfidare il conformismo del suo stesso partito.

Il suo legame con l’Irpinia non fu mai retorico. Fu Sullo a concepire e ottenere la modifica del tracciato dell’autostrada A16, affinché attraversasse Avellino, rompendo l’isolamento secolare delle aree interne e aprendo una nuova stagione di sviluppo economico e sociale. Senza quella intuizione, oggi celebrata anche nel recente convegno per i sessant’anni dell’autostrada, l’Irpinia sarebbe rimasta ai margini della modernità. A lui si devono anche il raccordo autostradale Avellino-Salerno e la nascita del Consorzio Alto Calore, infrastrutture che hanno inciso profondamente sulla vita quotidiana e sull’identità del territorio. Il ministro Piantedosi ha ricordato come l’eredità di Sullo sia ancora oggi fonte di ispirazione per le politiche infrastrutturali del governo, sottolineando la necessità di perpetuare quella visione lungimirante in chiave contemporanea.

Ma Sullo non fu solo un costruttore di strade e reti idriche. Fu anche un riformatore audace, come dimostra la sua proposta di legge urbanistica del 1962, che mirava a sottrarre la pianificazione urbana alla speculazione fondiaria, restituendo allo Stato il controllo sullo sviluppo delle città. Una proposta che, pur ricevendo il plauso degli urbanisti, fu osteggiata da potenti interessi economici e da una parte della stampa conservatrice, che non esitò a ricorrere a campagne diffamatorie per screditarlo. La Democrazia Cristiana, incapace di difenderlo, lo lasciò solo, e quella solitudine politica segnò l’inizio del suo declino. Tuttavia, la sua visione resta attuale, e molti dei problemi urbanistici odierni affondano le radici proprio nel fallimento di quella riforma.

Il ritorno delle sue spoglie ad Avellino, nel monumento funerario predisposto nel cimitero storico della città, non è solo un atto di pietà familiare, ma un gesto di restituzione collettiva. È il riconoscimento di un debito morale che la comunità irpina ha nei confronti di un uomo che ha saputo interpretare la politica come servizio, e non come esercizio di potere. Il presidente Fontana ha sottolineato come Sullo abbia incarnato le virtù della Repubblica, contribuendo alla sua ricostruzione dopo la guerra e lasciando un’eredità che va oltre le opere materiali: un esempio di integrità, di passione civile, di rispetto per le istituzioni.

In un tempo in cui la memoria sembra spesso cedere il passo all’oblio, la figura di Fiorentino Sullo torna a interpellarci. Non come un monumento da venerare, ma come un modello da interrogare. La sua vita, segnata da successi e da amarezze, da visioni e da solitudini, ci ricorda che la politica può essere ancora una forma alta di servizio, se guidata dalla cultura, dalla coerenza e dalla volontà di costruire. E Avellino, oggi, lo riaccoglie non solo come figlio, ma come maestro.