Paolo Matarazzo, emblema del giornalismo serio in provincia di Avellino e oltre, sociologo di formazione, informa i lettori da circa cinquant’anni, adattandosi con maestria alle evoluzioni della cronaca e dei canali di comunicazione. È direttore del quotidiano online Il Ciriaco e del blog CUMPANE.

Chi è Paolo Matarazzo?
E’ una persona fortunatissima, perché la vita gli ha dato tantissimo.
Più passa il tempo e più mi rendo conto che la vita è stata molto molto generosa con me e della stessa vita io apprezzo ogni attimo. Ho sempre vissuto, sin da ragazzo, con intensità tutto ciò che la vita mi offriva e l’ho affrontata sempre con molta determinazione… anche con paura, a volte, ma sempre con la voglia di dare un senso e di capire tutto ciò che facevo e di sentirmi pieno di me, ma non nel senso così… autoreferenziale, pieno di ‘senso’. E questo senso ha mosso tutta la mia vita.
Ho sempre avuto dei sogni da inseguire, non mi sono mai fatto un’illusione su chi potesse così condividere con me i sogni perché, quando si hanno sogni importanti dove sei tu e il sogno tu e la tua isola, devi remare, devi remare e raggiungere la tua isola: quello che ti rende felice quello che ti rende un uomo che si rispetta, quello che ti fa sempre sperare. Paolo è un ragazzo che ha studiato come tutti i ragazzi che studiano, si è laureato, si è specializzato, ha fatto esperienze soprattutto nel campo sociale della consulenza, essendo un sociologo, essendo un consulente anche familiare, poi è diventato anche giornalista. Queste le grandi passioni che hanno mosso e muovono tuttora la mia vita, sempre caratterizzata da una grandissima fede. Ho incontrato molto presto Dio sulla mia strada ho avuto molto presto momenti difficilissimi e con lui ho instaurato sin da subito un bel rapporto. Ho incontrato Dio sulla mia strada e mi ha sempre aiutato e mi ha fatto capire che dovevo sempre ritrovarmi nella situazione di un samaritano, di un samaritano silenzioso, pronto comunque a soccorrere sempre. Questo è, secondo me, Paolo Matarazzo, con tutti i difetti e le paure che ha. Ho vissuto intensamente questa vita e non vivo di nostalgie, non vivo di rimpianti. Amo il mio presente e sono pieno di questa vita che ho vissuto, perché mi ha dato gioia, mi ha dato soddisfazione, mi ha dato la possibilità di esprimere sempre il meglio di me e tutte le mie potenzialità. C’è stata qualche parentesi, qualche errore fatto, indubbiamente… però lungo tutto questo percorso di 73 anni, intenzionalmente (e questo mi fa tanto piacere!) non ho mai fatto del male con intenzionalità ad una sola persona! Vivo un rapporto bellissimo con la gente. Ho avuto dei genitori straordinari, che sono stati i punti di riferimento e lo sono ancora, perché loro parlavano, come dire, poco ma gli esempi di amore che mi hanno dato, di testimonianza, di solidarietà, questo accogliermi sempre, hanno fatto di me un uomo che ancora oggi sente la loro presenza, i loro insegnamenti, i loro sacrifici, sono state le persone più belle, più importanti che io onorerò sino all’ultimo respiro della mia vita. A loro devo il mio essere un uomo libero, cercando di essere empatico, cercando di essere accogliente, mai giudicante.
Cosa significa ‘comunicare’ e ‘informare’?
Comunicare per me significa esprimere una propria visione sui fatti che il comunicatore analizza. Ci siamo sempre noi nel momento in cui, come giornalisti, trasferiamo una informazione. All’interno di questa informazione nuda, arida ci siamo noi con i nostri valori, con la nostra storia, con i nostri sogni … una parte di noi c’è sempre ed è anche bello, perché gli altri percepiscono quello che siamo. Comunicare l’informazione ci permette con gli ascoltatori, con i lettori, il confronto da cui progettare insieme un mondo migliore. L’ informazione è il dato arido, nudo, il più possibile vero, ma privo di, come dire, ogni dimensione etica della persona che comunica, è una notizia fredda, che può dare chiunque. Comunicare significa esprimere se stessi in quell’ informazione che si vuol condividere.
Oggi siamo ‘detenuti liberi’ in un carcere con sbarre invisibili?
Io non mi sono mai considerato ‘prigioniero’ di qualcuno. Ho sempre conservato tutti i miei articoli giornalistici, ne ho fatti circa cinquecento tra scritti e televisivi, quindi calcoliamo che ci sono 45 anni di interviste per varie televisioni, per vari giornali e quindi l’esperienza è stata lunga. Non ho mai trovato qualcuno che mi abbia compresso o mi abbia indirizzato anche politicamente. Ho fatto un’esperienza in assoluta libertà. Sono fiero di me! Sono tranquillo, perché non mi sono mai venduto a nessuno. Venendo alle prigioni oggettive, oggi ci sono sì, oggi ci sono delle grandi carceri che tutti i giorni indirizzano il giornalista a esprimersi, a far passare certe notizie e non altre: sono i grandi gruppi economici.
Per quanto mi riguarda, con molta serenità, io non mi considero affatto né oggi né ieri un giornalista con le sbarre. Ho sempre cercato e cerco di portare ovunque una prospettiva di bene e sono convinto che attraverso il dialogo anche i conflitti più duri possono sempre risolversi. Con la cortesia, il garbo l’analisi, si risolve tutto. La mia d’altronde è una visione cristiana dell’esistenza, che prevede tra i suoi canoni giornalistici sempre il dialogo, la franchezza, la realtà, l’onore, il rispetto dell’altro e il confronto con l’altro su cui costruire un mondo migliore.
Antonella Prudente

