Il recente provvedimento del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sancito dalla circolare n. 3392 del 16 giugno 2025, estende il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante l’orario scolastico anche agli studenti del secondo ciclo di istruzione, ribadendo che l’uso è ammesso esclusivamente se previsto dai Piani educativi individualizzati o per esigenze didattiche specifiche.
Questa misura nasce dal bisogno di arginare «gli effetti negativi, ampiamente dimostrati dalla ricerca scientifica», di un uso incontrollato dello smartphone, considerato ormai un elemento determinante nella vita degli adolescenti, in quanto li distoglie continuamente dal partecipare alle lezioni e alle attività didattiche, radicando l’abitudine di accedere continuamente ai telefonini indipendentemente da ciò che si sta facendo (per esempio, guidando un motorino o una microcar, e, in futuro, auto o moto anche di grossa cilindrata).
La riflessione del ministero si inserisce in un quadro più ampio di ricerche che hanno evidenziato analogie profonde fra il brain hacking, ovvero le tecniche persuasive che sfruttano i meccanismi di ricompensa del cervello per catturare l’attenzione, e i comportamenti tipici dei giochi d’azzardo ( brainfacts.org).
Proprio come le slot machine sfruttano il rilascio di dopamina per mantenere vivo l’interesse del giocatore, le applicazioni e i social network inducono un desiderio compulsivo di controllo delle notifiche, dei “like” e dei commenti, promuovendo un circolo vizioso che assomiglia molto a una dipendenza comportamentale e che limita la “presenza” sia a scuola che in altre circostanze.
Studi di neuroimaging recente hanno fornito dati concreti su come un uso eccessivo dello smartphone modifichi strutturalmente e funzionalmente il cervello. Un’indagine pubblicata su Cerebral Cortex ha mostrato che i soggetti con elevati punteggi nello Smartphone Addiction Scale presentano ridotta avversione alla perdita (loss aversion) e alterazioni dell’attività nella corteccia frontale e in aree visive, a riprova di una vera e propria ricalibratura dei processi decisionali (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov).
Altre ricerche su adolescenti hanno rilevato una correlazione significativa fra dipendenza da smartphone e incremento della centralità della amigdala destra nelle reti mesolimbiche, insieme a disturbi del sonno e sintomi di depressione (frontiersin.org).
Parallelamente, il progetto ABCD del National Institutes of Health ha evidenziato che i preadolescenti che trascorrono più di sette ore al giorno davanti agli schermi mostrano un precoce assottigliamento della corteccia cerebrale, con possibili ripercussioni su funzioni cognitive ed emotive (bloomberg.com).
Questo dato rafforza l’allarme sul fatto che l’esposizione prolungata ai dispositivi digitali possa trasformarsi in un’esperienza di riprogrammazione comportamentale, particolarmente pericolosa se consideriamo che una larga fetta degli utenti è costituita da teenager in fase di sviluppo.
Se il brain hacking digitale agisce sui meccanismi di ricompensa in modo simile ai giochi d’azzardo, non sorprende osservare una crescente convergenza fra queste due forme di dipendenza. Secondo ricerche condotte su un campione di 14.778 studenti italiani, il gioco d’azzardo online è associato a tassi di problem gambling (≥ 4 al SOGS-RA) pari al 21,9 % fra chi gioca via web, rispetto al 4 % della popolazione generale (pmc.ncbi.nlm.nih.gov)
L’American Psychiatric Association definisce il Disturbo da gioco d’azzardo (Gambling Disorder) come un comportamento persistente e ricorrente che provoca disagio clinicamente significativo, con una prevalenza stimata fra lo 0,2 % e il 12,3 % degli adolescenti nei vari Paesi (frontiersin.orgsciencedirect.com).
In Italia, studi dell’ISS e dell’ADM indicano che oltre il 29 % degli studenti minorenni ha tentato esperienze di gioco d’azzardo nell’ultimo anno, con circa il 3 % che rientra nella categoria dei giocatori problematici.
Alla luce di queste evidenze, il divieto di smartphone a scuola si presenta non soltanto come un provvedimento disciplinare, ma come un tentativo di costruire un ambiente educativo in cui si possa intervenire preventivamente sui meccanismi che favoriscono dipendenze comportamentali e brain hacking.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di tutelare la salute mentale dei giovani, creando spazi in cui l’apprendimento sia libero dalle spinte persuasive dei dispositivi digitali. Parallelamente, sono necessarie campagne di educazione digitale e progetti di supporto psicologico basati su protocolli validati, in grado di insegnare ai ragazzi strategie di autocontrollo e consapevolezza dei rischi, così da convertire la sfida in un’opportunità di crescita sana e responsabile.
C’è da dire che il provvedimento ha incontrato la resistenza di una parte dei genitori.
E questa cosa fa supporre che l’abuso dei telefonini abbia condizionato anche la psiche di una parte consistente delle 2 o 3 generazioni precedenti.

