TRUFFE AGLI ANZIANI – Dall’appello ad amici e parenti delle potenziali vittime all’analisi del fenomeno criminale: Come riconoscere le truffe in casa e al telefono

La Redazione di IrpiniAttiva.News da sempre si impegna nella promozione dell’encomiabile lavoro delle Forze dell’Ordine che operano sia al di fuori che all’interno della nostra realtà territoriale. Con il presente articolo si intende diffondere consapevolezza sulle truffe maggiormente diffuse e segnalate direttamente dai Carabinieri della Provincia di Napoli. Si invita alla lettura e alla diffusione, seguiranno ulteriori articoli.

Le truffe in casa e al telefono:

Il finto Carabiniere o il finto avvocato.
È uno degli schemi più ricorrenti. Un sedicente militare o un falso avvocato telefona alla vittima raccontando che un figlio o un nipote è rimasto coinvolto in un incidente stradale, è stato arrestato o si trova comunque in una situazione giudiziaria. Per evitare conseguenze più gravi servirebbe immediatamente una somma di denaro per una cauzione, per le spese legali o per risolvere la situazione. Poco dopo, un complice si presenta a casa per ritirare il contante o i preziosi.

Lo spoofing del numero telefonico.
La tecnologia può rendere il raggiro ancora più credibile. Attraverso tecniche di spoofing, sul display della vittima può comparire un numero apparentemente riconducibile a una caserma dei Carabinieri, a un commissariato o a un altro ufficio conosciuto. Il numero visualizzato, però, non costituisce una garanzia sull’identità di chi sta chiamando.

La falsa rapina in gioielleria.
Il sedicente Carabiniere racconta che nella zona è stata commessa una rapina e che l’auto, la targa o i documenti di un familiare sono stati collegati al reato. Per “scagionare” il parente, la vittima viene invitata a raccogliere oro e gioielli presenti in casa, che un militare passerà successivamente a ritirare per un presunto controllo o confronto con la refurtiva. Lo schema è stato recentemente documentato anche in Puglia: in un caso, una donna di 82 anni è stata indotta a preparare i propri gioielli proprio con questo pretesto.

Il finto nipote.
La telefonata può iniziare con una domanda apparentemente innocua: “Indovina chi sono?” oppure “Ti ricordi di me?”. L’obiettivo è spingere la vittima a pronunciare spontaneamente il nome di un familiare. A quel punto il truffatore assume quella identità e racconta di trovarsi in difficoltà, chiedendo urgentemente denaro o gioielli e spiegando di non poter passare personalmente.

I falsi tecnici e i finti operatori.
Sedicenti addetti del gas, dell’acqua, dell’elettricità o di altre società si presentano alla porta con la scusa di un controllo al contatore. Una volta entrati, possono distrarre la vittima e impossessarsi di denaro e oggetti preziosi. Lo stesso meccanismo può avvenire al telefono, con falsi operatori che chiedono dati personali o bancari per presunti rimborsi, aggiornamenti contrattuali o problemi sulla linea.

La “truffa della ballerina”: attenzione ai messaggi WhatsApp.
Tra i raggiri più recenti c’è anche la cosiddetta “truffa della ballerina”, che utilizza WhatsApp e sfrutta la fiducia nei confronti di familiari e conoscenti. Un raggiro che solitamente avviene durante il periodo scolastico.

Il messaggio arriva apparentemente da una persona conosciuta e contiene una richiesta semplice: votare una bambina o una ragazza che partecipa a un concorso di danza e che potrebbe vincere una borsa di studio. Nel messaggio è presente un link.

Il problema nasce quando la vittima clicca sul collegamento e inserisce il proprio numero di telefono e il codice ricevuto via SMS. In questo modo i truffatori possono riuscire a prendere il controllo dell’account WhatsApp. Una volta entrati nel profilo, utilizzano l’identità della vittima per contattare familiari e amici, riproporre lo stesso messaggio e, successivamente, avanzare richieste di denaro.

L’imbroglio è particolarmente insidioso perché il messaggio può arrivare da un contatto già presente in rubrica: non è quindi sufficiente riconoscere il numero del mittente per considerarlo sicuro. Un caso ha recentemente coinvolto una donna di 70 anni nel Salento, che dopo aver cliccato sul link e inserito il codice ricevuto via SMS ha perso il controllo del proprio account.

La regola è semplice: non cliccare sul link e non comunicare mai a nessuno i codici ricevuti via SMS, anche quando la richiesta sembra arrivare da una persona conosciuta.

 

Il decalogo per difendersi

1)  Ricordare che le Forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere problemi giudiziari o evitare l’arresto di un familiare.
2)  Non fidarsi del numero visualizzato sul telefono: può essere falsificato attraverso tecniche di spoofing.
3)  In caso di telefonata sospetta, interrompere la conversazione e contattare autonomamente il familiare interessato o le Forze dell’ordine.
4)  Non aprire la porta agli sconosciuti, anche se dichiarano di essere tecnici, funzionari pubblici o appartenenti alle Forze dell’ordine.
5)  Non consegnare mai denaro, gioielli o carte di pagamento a persone che si presentano a casa a seguito di una telefonata.
6)  Non dire il nome dei propri familiari a chi telefona ponendo domande come “indovina chi sono?”: chiedere sempre direttamente chi parla.
7)  Non cliccare su link sospetti ricevuti via WhatsApp, anche se provengono apparentemente da un contatto conosciuto.
8)  Non comunicare mai codici ricevuti via SMS o codici di accesso a WhatsApp.
9)  Prima di effettuare qualsiasi pagamento o consegna di denaro, chiamare un familiare o una persona di fiducia e verificare la situazione.
10)   Segnalare immediatamente ogni tentativo di truffa al 1-1-2, anche quando il raggiro non è andato a buon fine: una segnalazione tempestiva può essere fondamentale per prevenire altri episodi e per le attività investigative.

Antonio De Rosa