
L’ultima fiammata di tensione tra Stati Uniti e Iran ha riacceso un vecchio sospetto che circola da anni tra analisti, curiosi e cultori delle teorie più gastronomico‑geopolitiche: quando al Pentagono si lavora troppo… si ordina più pizza del solito. E quando si ordina più pizza del solito, spesso non è un buon segno per il resto del pianeta.
Così, mentre Washington lanciava il suo attacco contro Teheran, qualcuno ha notato che nei dintorni del quartier generale della Difesa americana le pizzerie hanno iniziato a sfornare margherite e “pepperoni” (pizze statunitense con salame piccante) come se fosse la finale del Super Bowl. E gli osservatori — quelli che ormai controllano i grafici delle consegne come altri controllano i futures del petrolio — hanno subito drizzato le antenne: “Se i pizzaioli corrono, vuol dire che corre anche la diplomazia… o che non corre affatto”.
La teoria, che negli anni ha assunto lo status di leggenda metropolitana con pretese statistiche, è semplice: quando i turni al Pentagono si allungano e le luci restano accese fino a tardi, il personale ha bisogno di carburante. E il carburante, negli Stati Uniti, ha spesso la forma di un cartone fumante. Da qui l’idea — mai ufficializzata, sempre smentita, ma puntualmente riesumata — che l’aumento degli ordini di pizza anticipi un’escalation militare.
Non è un’osservazione recente. Già ai tempi della Guerra Fredda, secondo alcune ricostruzioni, gli analisti sovietici avrebbero notato un curioso sincronismo tra le attività notturne del Pentagono e il traffico dei fattorini. Oggi, con mappe digitali, app di consegna e grafici in tempo reale, monitorare il fenomeno è diventato quasi un passatempo: basta osservare se un locale risulta “più affollato del solito” e qualcuno, da qualche parte, inizierà a chiedersi se stia per scoppiare un conflitto.
Naturalmente, il Pentagono continua a prendere le distanze da tutto questo. Ufficialmente, nessuno ammetterà mai che la sicurezza nazionale possa essere intuita dal numero di pizze quattro formaggi consegnate in Virginia. E gli esperti più seri ricordano che correlazione non significa causalità: un picco di ordini potrebbe dipendere da straordinari, da una riunione interna, da una promozione del locale o semplicemente da un improvviso desiderio collettivo di carboidrati.
Eppure, ogni volta che la tensione internazionale sale, puntualmente rispunta la stessa domanda: “Che dicono i pizzaioli?”. E la risposta, anche questa volta, sembra essere la stessa di sempre: “Stiamo lavorando parecchio… e quando lavoriamo parecchio, di solito succede qualcosa”.

