Mattarella interviene al CSM: la sua fermezza ridà credibilità alla vita democratica

Per la prima volta in 11 anni, Mattarella partecipa alla seduta ordinaria del Csm: un gesto inatteso con cui “striglia” i contendenti, invitandoli a superare le polemiche e richiamando tutte le istituzioni a un clima di dialogo e rispetto reciproco. C’è un momento, nella vita democratica di un Paese, in cui la voce più autorevole non è quella che parla più forte, ma quella che sceglie di intervenire quando tutti gli altri hanno smesso di ascoltarsi. È ciò che ha fatto il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la sua tipica compostezza e autorevolezza. La sua presenza al plenum del CSM, in una seduta ordinaria che ordinaria non era affatto, ha avuto il peso di un gesto che non si compie per abitudine, ma per necessità. E quando un Presidente come lui decide che è il momento di sedersi al centro della scena istituzionale, significa che la misura è davvero colma.

In questi giorni, mentre il dibattito sul referendum sulla giustizia si è trasformato in un duello personale, in un botta e risposta che ha perso di vista il merito e perfino il buon senso, Mattarella ha ricordato a tutti che la Repubblica vive di equilibrio, non di scontri. Ha richiamato al rispetto reciproco tra i poteri dello Stato, non come un maestro che rimprovera, ma come un garante che difende la casa comune. E lo ha fatto con quella fermezza gentile che da anni rappresenta la cifra del suo mandato.

Molti cittadini, osservando da fuori, non riescono più a orientarsi tra accuse, controaccuse, tecnicismi e polemiche. Per tanti, questo referendum appare come una disputa tra mondi lontani, mentre la vita reale presenta problemi ben più urgenti: lavoro, sanità, sicurezza, servizi che non funzionano come dovrebbero. È qui che il gesto del Presidente assume un valore ancora più grande. Perché, pur senza dirlo esplicitamente, ha ricordato che le istituzioni devono parlare al Paese, non solo tra loro, e che la distanza tra chi governa e chi vive ogni giorno le difficoltà concrete non può continuare ad allargarsi.

Mattarella non è entrato nel merito del prossimo referendum, né ha dato indicazioni su come votare, e non ha difeso il CSM per partito preso. Ha riconosciuto che le critiche sono legittime, necessarie, persino salutari. Ma ha tracciato un confine netto: la magistratura non può essere trascinata nella contesa politica, né la politica può permettersi di delegittimare un organo costituzionale per convenienza. È un principio semplice, ma oggi rivoluzionario. E il fatto che a ricordarlo sia stato proprio lui, con la sua autorevolezza discreta, rende quel messaggio ancora più incisivo.

C’è chi sostiene che il Presidente abbia dato una “strigliata” al CSM. Forse sì, ma sarebbe riduttivo fermarsi a questo. Perché, in realtà, il suo richiamo sembra rivolgersi a tutta la classe dirigente: serve più responsabilità, più lungimiranza, più capacità di ascolto. Serve a ricordare che la politica non è un ring, ma un servizio. E che la credibilità delle Istituzioni si costruisce con il comportamento quotidiano, non con le dichiarazioni roboanti.

In un tempo in cui tutto sembra urlato, Mattarella continua a dimostrare che la forza delle Istituzioni sta nella misura, non nel clamore. La sua voce non sovrasta, ma orienta. Non divide, ma ricompone. Non alimenta il conflitto, ma richiama al dovere. È questo, forse, il motivo per cui tanti cittadini — anche quelli disillusi — continuano a riconoscere in lui un punto fermo. Perché la sua autorevolezza non nasce dal potere, ma dalla responsabilità con cui lo esercita.

E mentre il Paese si prepara a un referendum che molti faticano a comprendere, il suo intervento ricorda a tutti che la Democrazia non è fatta solo di voti, ma di comportamenti. Non solo di norme, ma di rispetto. Non solo di Istituzioni, ma di fiducia. Una fiducia che, grazie alla serietà e alla coerenza del Presidente Mattarella, non si limita a resistere: torna a essere credibile. In un clima confuso, la sua presenza calma e rigorosa offre ai cittadini un punto fermo, un esempio concreto di come le istituzioni possano ancora funzionare quando chi le guida lo fa con senso del dovere e rispetto per la democrazia.