Sport, storia, fede e valorizzazione del territorio: è stato questo il filo conduttore di un fine settimana speciale che ha visto l’Irpinia protagonista del panorama scacchistico regionale. Ma tra tornei, giovani talenti e competizioni, a lasciare un segno indelebile nei partecipanti è stata anche la straordinaria capacità di raccontare il territorio di Franco Falco, priore della Confraternita della Madonna della Stella di Rotondi ed ex maresciallo dell’Arma dei Carabinieri in meritatissimo riposo.
Con la passione e la competenza di un autentico “cicerone”, Falco ha accompagnato visitatori e scacchisti alla scoperta delle meraviglie custodite sul Monte Partenio, trasformando una giornata sportiva in un viaggio attraverso secoli di storia, tradizioni popolari e devozione religiosa.
Nella suggestiva area picnic del Santuario della Madonna della Stella si è svolto il Primo Memorial Raffaele Maietta, organizzato dall’ASD Scacchi Valle Caudina presieduta da Piero Serpini. Il torneo, disputato con formula rapid e articolato in sei turni, ha richiamato numerosi appassionati provenienti da tutta la provincia e non solo. L’evento ha rappresentato molto più di una competizione sportiva. Gli scacchi si sono confermati una palestra di vita capace di insegnare concentrazione, strategia, rispetto delle regole e dell’avversario. Valori che ben si sposano con l’atmosfera di serenità e contemplazione offerta dal Santuario. Importante la collaborazione tra l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Sergio Finelli, l’associazione organizzatrice e il mondo accademico dell’Università degli Studi di Salerno, rappresentato dal professor Roberto Citarella e dal professor Luca Esposito, maestro FIDE.Tra i partecipanti anche il segretario comunale Francesco Maietta e giovani promesse degli scacchi irpini, come Federico Maietta, già insignito del titolo di Seconda Categoria Nazionale.
Mentre le sfide sulle scacchiere si susseguivano, Franco Falco conduceva i visitatori alla scoperta del Santuario della Madonna della Stella, autentico gioiello spirituale e paesaggistico della Valle Caudina.

«Questo santuario esiste dal Quattrocento-Cinquecento», racconta Falco. «Nacque come piccolo eremo e nel corso dei secoli è diventato il luogo che oggi vediamo. Qui hanno vissuto eremiti e frati cappuccini, lasciando una testimonianza importante di fede e accoglienza».
Dal piazzale del santuario lo sguardo abbraccia l’intera Valle Caudina, fino ai confini tra Campania e Puglia. Un panorama mozzafiato che da secoli accoglie pellegrini, fedeli ed escursionisti.
Particolarmente suggestiva la visita alla grotta degli eremiti, agli spazi della confraternita e alle opere artistiche custodite nel complesso, tra cui il grande presepe artigianale realizzato interamente a mano e il mosaico-scultura creato dall’ex dirigente scolastica Maria Cristina Gallo.
Tra i racconti più affascinanti proposti da Falco vi è quello delle due Madonne della Stella.
L’antica statua, di origine bizantina e probabilmente risalente tra il IX e l’XI secolo, era una Madonna di colore scuro, secondo la tradizione delle immagini sacre provenienti dall’Oriente cristiano. Durante il periodo dell’iconoclastia, per salvarla dalla distruzione, venne nascosta dai fedeli. Quando fu recuperata, gran parte della struttura risultava deteriorata e andata perduta.
Nel 1704 il cardinale Vincenzo Maria Orsini, allora arcivescovo di Benevento e futuro Papa Benedetto XIII, visitò il santuario e rimase colpito dalle condizioni dell’antica immagine. Promesse ai fedeli una nuova statua della Vergine, che arrivò nel 1705 e che ancora oggi è al centro della devozione popolare.
La vecchia statua, ridotta alla sola parte superiore del busto, è tuttora conservata come preziosa testimonianza storica della fede delle comunità locali.

Il racconto di Falco si anima soprattutto quando descrive la celebre processione pasquale della Madonna della Stella, una delle manifestazioni religiose più suggestive dell’intera Campania.
Due volte l’anno, a Pasqua e ad agosto, la statua scende dal santuario verso il paese. La mattina di Pasqua il corteo è accompagnato dai tradizionali Fucilieri, che con spari a salve rievocano un antico episodio tramandato dalla tradizione. Secondo la leggenda, alcuni abitanti di Avella tentarono di impossessarsi della statua della Madonna. L’eremita del santuario lanciò l’allarme facendo suonare le campane e i rotondesi accorsero armati di archibugi, bastoni e attrezzi agricoli, riuscendo a mettere in fuga i ladri. Da allora il crepitio degli spari accompagna la processione come segno di ringraziamento e memoria.
«È uno spettacolo unico», spiega Falco. «I fucilieri accompagnano la Madonna lungo tutto il percorso e in piazza si svolge un emozionante carosello. È una tradizione che continua a coinvolgere generazioni di fedeli».
Durante la visita, l’ex maresciallo mostra con orgoglio anche l’albero monumentale censito dalla Regione Campania, la storia degli emigrati che dall’America hanno sostenuto il santuario e le numerose iniziative sociali promosse dalla confraternita.
«Questo luogo è una risorsa straordinaria», sottolinea. «Spesso non è conosciuto abbastanza, ma qui si incontrano fede, natura, storia e cultura. Bisogna crederci e continuare a valorizzarlo».
Un fine settimana che ha visto dunque l’Irpinia al centro dell’attenzione regionale, capace di unire sport, cultura, turismo e tradizioni. E tra una partita e l’altra, il racconto appassionato di Franco Falco ha ricordato a tutti che la vera ricchezza di un territorio è la sua memoria, custodita da persone che continuano a tramandarla con amore e dedizione.
Antonella Prudente


