La conclusione dei lavori di bonifica dell’ex Isochimica di Avellino segna un punto di svolta per la città, ma anche l’inizio di una riflessione più ampia sul futuro di un luogo che ha rappresentato per decenni una ferita aperta nella memoria collettiva. L’intervento di messa in sicurezza ambientale, annunciato dal Comune, chiude una fase lunga e complessa, ma non basta a sanare le conseguenze sociali e sanitarie di una vicenda che ha segnato profondamente il quartiere di Borgo Ferrovia.
Per Legambiente Avellino, la bonifica non deve essere considerata la fine della storia, bensì l’avvio di una nuova responsabilità pubblica. L’associazione richiama l’attenzione sulla necessità di restituire dignità e funzione civile all’area, coinvolgendo gli ex operai, le famiglie delle vittime e gli abitanti del quartiere in un percorso di rigenerazione condivisa. L’obiettivo è trasformare l’ex Isochimica in un luogo di memoria attiva, capace di raccontare ciò che è accaduto e di costruire un futuro fondato sulla partecipazione e sulla giustizia ambientale.
La storia dell’Isochimica, nata negli anni Ottanta come fabbrica di coibentazione per carrozze ferroviarie, è tristemente nota per l’uso dell’amianto e per le gravi conseguenze sulla salute dei lavoratori. Dopo anni di denunce e processi, la bonifica rappresenta un traguardo atteso, ma anche un punto di partenza per un nuovo modello di rigenerazione urbana. Legambiente propone l’apertura di un tavolo permanente di confronto, con assemblee pubbliche e momenti di ascolto, per definire insieme il destino dell’area.
La conclusione dei lavori apre quindi la strada a una fase di pianificazione urbanistica strategica per Avellino. La bonifica dell’ex Isochimica non è soltanto un intervento tecnico: è un passaggio simbolico che impone alla città di guardare alla propria storia senza rimuoverla, trasformando un luogo di dolore in uno spazio di riscatto. La sfida ora è costruire un futuro che tenga insieme memoria, partecipazione e rigenerazione, perché solo così Avellino potrà davvero chiudere il capitolo più difficile della sua vicenda industriale e aprirne uno nuovo, fondato sulla consapevolezza e sulla responsabilità collettiva.

