Un intervento mirato alla tutela del territorio ha portato alla luce una situazione che, secondo gli investigatori, andava avanti da mesi nell’area rurale di Eboli. Il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza, insieme ai tecnici comunali, ha effettuato un controllo approfondito all’interno di una nota azienda zootecnica situata nei pressi del fiume Sele, dove sono state individuate opere realizzate senza alcuna autorizzazione e in un’area già sottoposta a vincoli. L’operazione, scattata il 14 gennaio, ha portato al sequestro preventivo di diverse strutture abusive, costruite – secondo la ricostruzione degli inquirenti – nonostante i sigilli apposti nell’aprile precedente.
Gli accertamenti hanno evidenziato come l’azienda avesse ampliato in modo significativo i propri spazi, intervenendo su una superficie estesa e con volumi edilizi rilevanti, senza i necessari permessi urbanistici e paesaggistici. A rendere ancora più grave il quadro, gli investigatori hanno documentato lo sversamento illecito di liquami zootecnici in un canale irriguo che confluisce direttamente nel bacino del Sele, un’area particolarmente sensibile dal punto di vista ambientale. Le verifiche hanno inoltre confermato che tali attività avrebbero inciso sulle pendici e sugli argini del corso d’acqua, alterando un ecosistema già fragile.
Il sequestro rappresenta un ulteriore tassello nell’attività costante del R.O.AN. di Napoli, che negli ultimi mesi ha intensificato i controlli nelle zone agricole e fluviali della regione, spesso teatro di abusi edilizi e pratiche potenzialmente dannose per l’ambiente. Le Fiamme Gialle sottolineano come la tutela del territorio e della biodiversità resti una priorità, soprattutto in aree dove la pressione delle attività produttive può generare rischi significativi per la salute pubblica e per l’equilibrio naturale.
L’indagine prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e per verificare se l’azienda abbia beneficiato di strutture o impianti non dichiarati. Nel frattempo, l’area interessata rimane sotto sequestro, mentre gli organi competenti stanno valutando l’entità dei danni ambientali e le possibili misure di ripristino.

