AVELLINO – Stellantis cambia rotta: il ritorno al diesel dà ossigeno allo stabilimento di Pianodardine

Il ritorno di Stellantis alle motorizzazioni diesel in Europa è ormai un fatto, e rappresenta molto più di una semplice correzione di rotta. La decisione di reintrodurre versioni a gasolio su diversi modelli arriva in un momento in cui il mercato elettrico europeo procede più lentamente del previsto e la concorrenza cinese, forte di una filiera integrata e di costi di produzione inferiori, sta avanzando con una rapidità che mette in difficoltà l’intero settore continentale. In questo scenario, il diesel diventa per Stellantis una soluzione ponte, utile a recuperare quote di mercato e a guadagnare tempo mentre l’Europa cerca ancora di colmare il divario tecnologico e infrastrutturale con i giganti asiatici.

Per lo stabilimento ex FMA “di Pratola Serra” (ndr: in realtà Pianodardine è comune di Avellino), specializzato nei motori diesel e da mesi al centro di timori occupazionali, questa scelta rappresenta una boccata d’ossigeno. Con circa 1.400 addetti e un’età media elevata, la fabbrica irpina vede consolidarsi un 2026 che si preannuncia come uno dei migliori degli ultimi vent’anni, grazie alla produzione di propulsori Euro 6 ed Euro 7. Ma il buon andamento produttivo convive con dinamiche delicate: esodi incentivati, organico ai minimi storici e la consapevolezza che il diesel, per quanto oggi ancora richiesto, è destinato a uscire dal mercato europeo entro il 2035. È proprio questa scadenza a rendere evidente quanto la fase attuale sia positiva ma non risolutiva.

Il sindacato, e in particolare la Fiom Cgil, continua infatti a chiedere con forza un piano industriale di lungo periodo, capace di garantire un futuro allo stabilimento oltre l’attuale ciclo produttivo. La preoccupazione è che il ritorno al diesel, pur utile nell’immediato, rischi di trasformarsi in un rinvio delle scelte strategiche necessarie per affrontare la transizione energetica e la competizione globale. Anche perché il nuovo contesto normativo negli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha ridimensionato la pressione regolatoria sulle emissioni, ha contribuito a rallentare la corsa verso l’elettrico, offrendo a Stellantis un margine di manovra che però non può essere scambiato per una soluzione strutturale.

Il diesel, dunque, non è affatto archiviato, ma la sua sopravvivenza è legata a un equilibrio fragile. Per i lavoratori dello stabilimento di Pratola Serra, il 2026 rappresenta un anno di sollievo, non una garanzia. E per il sindacato resta fondamentale mantenere alta l’attenzione, perché il futuro industriale dell’Irpinia non può dipendere da oscillazioni di mercato o da cambiamenti normativi oltreoceano, ma da una strategia chiara e credibile che affronti la sfida dell’elettrico e la pressione crescente dei produttori cinesi. Solo così la transizione potrà trasformarsi in un’opportunità e non nell’ennesima emergenza occupazionale.