Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso della Regione Campania contro il decreto del Ministro dell’Istruzione con il quale il numero delle autonomie scolastiche era stato ridotto da 965 a 839. Tuttavia, il Governo ha già espresso l’intenzione di fare ricorso.
La decisione del Tar della Campania, che ha sostenuto il ricorso della Regione contro il decreto del Ministro dell’Istruzione e del merito e del MEF che aveva diminuito il numero delle autonomie scolastiche da 965 a 839, è destinata a generare dibattito. La questione è ora nelle mani della Corte Costituzionale.
La decisione di sospendere il decreto interministeriale che ha portato a tagli nelle scuole, nelle risorse e nel personale in Campania conferma le nostre preoccupazioni iniziali riguardo a un piano che abbiamo sempre ritenuto ingiusto e dannoso per la Campania.
Ora sarà compito della Corte Costituzionale esaminare se tali disposizioni siano in linea con i principi della nostra Costituzione.
“Il tribunale amministrativo – osserva Alaia, Consigliere regionale del gruppo Italia Viva e Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza Sociale- ha riconosciuto che assegnare alla Regione Campania 839 istituzioni scolastiche in luogo delle 899 precedenti si sarebbe tradotto in un vulnus che avrebbe mortificato le esigenze di presenza della Scuola sul territorio regionale, specialmente nelle aree caratterizzate da maggiore disagio sociale.”
“Oggi più che mai – aggiunge – la Campania necessita di intensificare la presenza della Scuola e non di impoverirla, non solo nei quartieri più problematici, ma anche nelle aree interne e nei contesti che richiedono sempre più una formazione adeguata alle esigenze delle imprese. Una maggiore presenza di scuole e formazione è la strada migliore per evitare che i giovani finiscano nelle mani della criminalità organizzata e per creare i presupposti affinché possano trovare agevolmente un’occupazione, qui e non altrove.”
“L’auspicio – conclude Alaia – è che il Governo riveda finalmente quella che anche il Tar ha considerato una posizione di dubbia compatibilità con la Costituzione e certamente penalizzante per l’Irpinia e la Campania.”

