Un “cireneo” della ricostruzione: la diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi ricorda Mons. Antonio Nuzzi nel centenario della nascita

Il 3 agosto ricorre il centenario della nascita di Mons. Antonio Nuzzi, il vescovo che, negli anni più difficili della storia dell’Irpinia, seppe diventare guida sicura e punto di riferimento per una comunità profondamente ferita dal devastante terremoto del 1980.

Un pastore che scelse di condividere fino in fondo le sofferenze della sua gente, facendo della vicinanza, dell’ascolto e della speranza il cuore del proprio ministero.

Nato a Bojano il 3 agosto 1926, Mons. Nuzzi fu ordinato sacerdote il 7 agosto 1949. Fin dagli inizi del suo ministero si distinse per il carattere mite, accogliente e premuroso, sempre disponibile all’ascolto e dotato di una profonda sensibilità pastorale. Svolse il suo servizio nella diocesi di Campobasso come parroco, anche in realtà montane come Civita di Bojano, e successivamente come vicario generale.

Il 21 febbraio 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo di Conza-Nusco-Sant’Angelo dei Lombardi, una delle diocesi più duramente colpite dal sisma del 23 novembre 1980. Ricevette l’ordinazione episcopale il 15 marzo dello stesso anno e raggiunse una diocesi ancora segnata dalle macerie. Scelse di abitare in una roulotte, condividendo concretamente le condizioni di vita di una popolazione che cercava di rialzarsi dopo la tragedia.

In occasione del centenario della sua nascita, la diocesi ha voluto ricordarlo con una solenne celebrazione nel santuario francescano di San Francesco a Folloni, luogo di grande spiritualità e memoria, dove è custodita la preziosa reliquia del saio di San Francesco, segnata dal suo sangue. Un anniversario che non è stato soltanto un momento commemorativo, ma un’occasione per riscoprire l’eredità di un pastore che seppe ricostruire molto più degli edifici distrutti: ricostruì speranza, fiducia e senso di comunità.

Prendendo spunto dalla domanda dell’apostolo Paolo – «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» – la celebrazione ha ripercorso il ministero episcopale di Mons. Nuzzi, vissuto nella certezza che nessuna prova può spegnere la speranza di chi si affida a Dio.

A delinearne il profilo è stato don Tarcisio, che lo ha definito un autentico «tessitore di comunione». In una terra devastata dal terremoto, Mons. Nuzzi promosse una straordinaria opera di ricostruzione non solo materiale, ma anche morale, umana e spirituale.

«È stato un vero ricostruttore ecclesiale – ha ricordato –. Ha posto quelle solide fondamenta sulle quali ancora oggi continuiamo a costruire. Era un uomo di grande mitezza, ma non un uomo debole: fermo nelle decisioni, attento a ogni singola persona, capace di entusiasmarsi ogni volta che aveva l’opportunità di incontrare e confrontarsi con qualcuno. Un autentico uomo mandato da Dio.»

Il ricordo dell’arcivescovo ha riportato ancora una volta al cuore del messaggio paolino: «Chi ci separerà dall’amore di Dio?». Un interrogativo che continua a risuonare anche oggi e invita ogni credente a riconoscere, attraverso Cristo, il volto misericordioso del Padre, chiamando la Chiesa a essere testimone della sua compassione.

«Dio apre la sua mano per noi – ha affermato Mons. Cascio –. È Lui che sazia e disseta il cuore dell’uomo, in  questo luogo francescano» Un invito a confidare nella Provvidenza e a lasciarsi sostenere da quell’amore che nessuna sofferenza è in grado di spezzare.

A cento anni dalla nascita, la figura di Mons. Antonio Nuzzi continua a rappresentare un riferimento per la Chiesa e per l’intera società irpina. Pastore mite e determinato, uomo di fede, di dialogo e di comunione, seppe trasformare una stagione di macerie in un autentico cammino di rinascita. La sua eredità spirituale, costruita con umiltà, coraggio e vicinanza alle persone, continua ancora oggi a sostenere il cammino della comunità  e a ricordare che la ricostruzione più importante è sempre quella del cuore dell’uomo.

Antonella Prudente