L’avvicinarsi delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026 sta iniziando a ridisegnare il panorama politico avellinese, e uno dei primi segnali concreti è arrivato il 28 febbraio, quando Laura Nargi ha presentato Siamo Avellino, il progetto civico che accompagnerà la sua candidatura. L’annuncio, diffuso pubblicamente, non si è limitato a inaugurare una campagna elettorale: ha introdotto un messaggio politico preciso, rivolto tanto alla città quanto al centrodestra locale, da anni attraversato da divisioni e incertezze.
Il cuore della dichiarazione è racchiuso in una frase che la stessa Nargi ha scelto di mettere al centro del suo intervento: «Per il momento sento parlare di simboli, di sigle ma non di progetti». È un’affermazione che non nasce dal caso, ma da una lettura critica della fase attuale. Mentre i partiti discutono di equilibri interni, la candidata propone un programma già definito, che descrive come «chiaro», e che intende presentare come alternativa a una politica che appare ancora ferma ai tavoli e alle trattative. In questo modo, Siamo Avellino non si configura come un semplice contenitore civico, ma come un tentativo di spostare il baricentro della discussione: non più la ricerca di un candidato attorno a cui costruire una coalizione, ma un progetto che chiede ai partiti di scegliere se sostenerlo.
Il messaggio rivolto al centrodestra è evidente. Da un lato, invita a superare la frammentazione che negli ultimi anni ha spesso indebolito l’area politica; dall’altro, afferma una linea di autonomia che non lascia spazio a interpretazioni: la candidatura è già in campo, e chi vorrà partecipare dovrà farlo accettando un’impostazione che non nasce da un compromesso tra sigle, ma da una visione amministrativa che la candidata rivendica come propria. È un modo per ribaltare la dinamica tradizionale: non è la politica a dettare i tempi, ma il progetto a imporre un ritmo che la politica è chiamata a seguire.
Questa scelta ha implicazioni che vanno oltre la presentazione di un programma. Nargi si propone come figura di continuità amministrativa, in un momento in cui molti cittadini chiedono stabilità e pragmatismo. La sua iniziativa anticipa i tempi e costringe gli altri attori a uscire dall’attesa. Se il centrodestra non troverà rapidamente una sintesi, rischia di arrivare alla competizione diviso o costretto a convergere su un percorso già tracciato. Se invece deciderà di sostenere la candidata, dovrà farlo accettando un ruolo meno centrale nella definizione dell’agenda politica.
L’impressione è che la presentazione di Siamo Avellino rappresenti un passaggio che segna l’inizio di una fase nuova. La candidata ha voluto affermare che la città non può più aspettare e che il dibattito non può restare ancorato alle sigle. La sua proposta si presenta come un invito, ma anche come una sfida: chi intende partecipare alla costruzione del futuro amministrativo di Avellino dovrà farlo partendo dai contenuti, non dalle appartenenze.

