Arte, fede e impegno civile: i manifesti di Chiara Loca in UNISA per non dimenticare Gaza

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Sguardi da una “terra ferita” è una proposta culturale che unisce arte, fede e impegno civile per non restare indifferenti a quanto accade a Gaza. I manifesti di Chiara Loca trasformano numeri e notizie in volti e storie, invitando la comunità universitaria a un ascolto partecipe e a un confronto libero e rispettoso.

L’iniziativa, promossa dalla Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Salerno‑Campagna‑Acerno insieme all’associazione Studenti Ingegneria, si svolgerà presso l’Università degli Studi di Salerno, nell’Aula di Pastorale Universitaria dell’Edificio D3 (piano terra) del Campus di Fisciano. Il percorso espositivo è pensato per permettere a studenti, docenti e personale di fermarsi anche solo per qualche minuto di silenzio e riflessione durante la giornata accademica.

La mostra itinerante – firmata da Chiara Loca – è composta da 30 manifesti che raccontano, con tratti forti e colori contrastati, le ferite del conflitto e il grido di chi chiede pace. Le migliaia di vittime civili, tra cui molti bambini, e le decine di migliaia di feriti non restano cifre astratte, ma diventano volti che guardano lo spettatore e lo interrogano sulla propria responsabilità.

Nei manifesti dedicati a Gaza, bombe, macerie e volti di donne e bambini compongono una narrazione che denuncia la disumanizzazione della guerra e allo stesso tempo afferma con forza il diritto alla vita, alla dignità, al cessate il fuoco. L’arte diventa così un ponte tra emozione e pensiero critico, capace di scuotere le coscienze e generare domande scomode ma necessarie.

Per questo si rivolge in modo particolare alla comunità studentesca: “gli sguardi da una terra ferita” chiedono di non abituarsi alla violenza e alla sofferenza trasmesse dai media, ma di coltivare uno sguardo critico e compassionevole. L’invito è a partecipare numerosi, visitando la mostra lunedì 1° dicembre dalle ore 11:00 alle 15:30 e da martedì 2 a venerdì 5 dicembre dalle ore 9:30 alle 15:30, a portare con sé amici e colleghi, a lasciare che da quei volti nascano parole, preghiere, proposte concrete, perché l’università diventi sempre più un laboratorio di pace e un luogo generativo di nuove forme di impegno sociale.