La fotografia scattata dal nuovo report di Legambiente, Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia, è nitida e inquietante: la Campania resta la regione più colpita dai reati ambientali, con 5.636 illeciti penali, pari al 15,8% del totale nazionale, una media di oltre quindici reati al giorno. Napoli guida la classifica provinciale con 2.512 reati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024, mentre Salerno si conferma al secondo posto con 1.472 illeciti penali, cresciuti dell’11,4%. È un sistema che coinvolge imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, e che vede 235 clan attivi in tutte le filiere analizzate dal 1995: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare.
Il rapporto, presentato oggi a Roma, si basa sui reati accertati nel 2025 da Forze dell’ordine e Capitanerie di porto e arriva insieme a dieci proposte per rafforzare norme e controlli: dal recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente al potenziamento delle verifiche sul territorio, fino alla definizione di un Piano nazionale contro l’abusivismo.
Nel dettaglio, la provincia di Salerno si colloca seconda in Italia per illegalità ambientale, con 1.472 reati penali, 1.180 persone denunciate, un arresto e 214 sequestri. Anche sul fronte degli illeciti amministrativi la pressione è altissima: Napoli è prima con 4.109 violazioni, Salerno quarta con 1.814. L’applicazione della legge 68 del 2015 continua a produrre risultati: in Campania sono stati contestati 72 reati, con 145 persone denunciate e 28 sequestri per un valore complessivo di 4.610.000 euro.
Il ciclo dei rifiuti resta il settore più redditizio per le ecomafie. Non si tratta di gestire materiali illegali, ma di mettere le mani su una parte dei milioni di tonnellate di scarti prodotti ogni giorno. La Campania è ancora una volta la regione con più reati: 2.034 illeciti, pari al 18,6% del totale nazionale, con 1.803 persone denunciate, 33 arresti, 1.003 sequestri e 482 illeciti amministrativi. Napoli è la provincia più colpita d’Italia con 818 reati, in aumento del 35% rispetto al 2024; Salerno è quarta con 310 reati, cresciuti del 22,5%, con 228 persone denunciate e 89 sequestri. Tornano a crescere anche gli incendi negli impianti di stoccaggio e trattamento: roghi dolosi appiccati per cancellare prove di traffici illeciti o materiali non più piazzabili, con ricadute tossiche sulla salute dei cittadini. Dal 2013 a oggi la Campania è la terza regione italiana per numero di incendi negli impianti, con 192 episodi, pari all’11,5% del totale nazionale.
Il ciclo del cemento conferma un quadro altrettanto critico. Abusivismo edilizio, appalti infiltrati da mafie e corruzione, cave illegali, lavoro nero e scarsa sicurezza nei cantieri compongono un vortice che, oltre ai danni ambientali ed economici, provoca ogni anno la morte di decine di persone. La Campania detiene il record percentuale degli illeciti penali nel settore, 18,3% del totale nazionale, delle persone denunciate (1.677) e dei sequestri (210). A livello provinciale, Salerno conquista la maglia nera con 615 reati, in lieve aumento rispetto al 2024, 673 persone denunciate, 77 sequestri e 497 illeciti amministrativi.
«I numeri degli ecoreati sono preoccupanti, ma raccontano anche il lavoro importante di Procure e forze dell’ordine», commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania. «Serve una politica coraggiosa e coerente per sconfiggere questa piaga. Nel ciclo dei rifiuti assistiamo a un salto di livello: dall’ecomafia dei trasporti e degli sversamenti illeciti all’ecomafia della gestione degli impianti, del riciclaggio dei capitali sporchi e delle mani nell’economia circolare in nero». Le indagini più recenti mostrano un sistema criminale ibrido, dove imprese, illegalità diffusa e mafie si intrecciano fino a confondersi, con le organizzazioni che cercano di controllare intere fasi del ciclo dei rifiuti.
Per Imparato, la risposta passa dalla realizzazione degli impianti di riciclo, a partire dai biodigestori anaerobici per la frazione organica: senza queste infrastrutture, la raccolta differenziata rischia di restare incompiuta. «Solo dotando i territori degli impianti necessari sarà possibile trasformare l’organico in energia e compost di qualità, chiudere davvero il ciclo dei rifiuti e sottrarre il business illegale alla criminalità ambientale. Allo stesso tempo servono controlli, monitoraggi e risorse adeguate per rafforzare la prevenzione».

