[VIDEO] – Contrabbando di tessuti dalla Cina: la Finanza sequestra 7,8 milioni di metri di stoffe a Prato, per un valore di oltre 11 milioni di €

La Guardia di Finanza di Prato ha portato a termine una vasta operazione contro il contrabbando di tessuti nel distretto industriale pratese, un’indagine durata oltre un anno e sviluppata sotto la direzione dell’European Public Prosecutor’s Office di Bologna. L’inchiesta, denominata “Fraus ab Oriente”, ha permesso di sequestrare oltre 7,8 milioni di metri di tessuto e più di 237.000 capi di abbigliamento irregolarmente importati dalla Cina, per un valore complessivo stimato in oltre 11 milioni di euro. Nel comunicato si legge che la merce era stata introdotta «in totale evasione di dazi ed IVA» e stoccata in vari magazzini tra Prato e Firenze.

Le indagini sono partite dal monitoraggio dei flussi di merci su strada, con controlli mirati su tir provenienti dall’estero e diretti verso i macrolotti industriali. Da queste verifiche è emerso un sistema di imprese “apri e chiudi”, con sedi apparentemente sfitte o intestate a società estranee ai movimenti reali delle merci. L’attività investigativa, condotta anche grazie ai poteri transfrontalieri della Procura Europea, ha individuato come presunta responsabile una donna di nazionalità cinese residente a Prato, indagata anche per trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti.

Secondo quanto ricostruito, i tessuti venivano importati illegalmente dalla Cina utilizzando documenti di trasporto alterati, poi distrutti dopo lo scarico. Per giustificare la presenza della merce nei magazzini, gli indagati avrebbero fatto ricorso a fatture false riferite a società estere — polacche, tedesche, maltesi e ungheresi — risultate inattive o inesistenti. Tra ottobre e gennaio sono state eseguite due perquisizioni nei capannoni coinvolti, una delle quali scattata dopo l’accertamento di un tentativo di trasbordo notturno verso nuovi siti non ancora individuati dagli investigatori.

L’analisi dei dispositivi informatici sequestrati ha consentito di ricostruire l’intera rete di approvvigionamento e di accertare un’evasione di dazi e IVA superiore a 4 milioni di euro. Sulla base delle prove raccolte, la Procura Europea ha disposto il sequestro preventivo della merce, riconducibile a cinque ditte individuali gestite da soggetti di etnia sinica.

L’operazione, condotta in collaborazione con la Procura Europea e supportata da cooperazione giudiziaria internazionale, conferma l’impegno delle Fiamme Gialle nel contrasto alle frodi doganali e fiscali, a tutela delle risorse erariali nazionali ed europee e degli operatori economici che rispettano le regole. La Guardia di Finanza sottolinea che la responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento, ricordando che, in virtù della presunzione di innocenza, potranno essere considerati colpevoli solo in presenza di una sentenza definitiva.